giovedì 28 ottobre 2010

semplice ed efficace

Descriverei così il documentario Parole sante (Italia 2007) di Ascanio Celestini; al di là di alcuni dettagli tecnici su cui si può sorvolare, il documentario racconta la storia del collettivo PrecariAtesia e, più in generale, fotografa un momento storico del lavoro precario in Italia. La storia è in un certo senso piccola (non nel senso delle donne e degli uomini coinvolti, ma nel senso che si tratta di una sola azienda), ma le conclusioni (drammatiche) non possono che valere in generale, come sintetizza giustamente la duplice versione dell'apologo recitato dal medesimo Celestini in incipit ed explicit:

domenica 24 ottobre 2010

delusioni e conferme

Des hommes et des dieux (Francia 2010) di Xavier Beauvois è una sorpresa in negativo (e ridicolo il titolo italiano Gli uomini di dio): debole, agiografico fino alla nausea, pessimo uso del sonoro, orrenda l'ultima cena con sottofondo del lago dei cigni e la scena dell'elicottero, storia poco comprensibile per un non francese o conoscitore dell'argomento. Almeno era in lingua (Lumière)...

Ma oggi, per fortuna, la sofficiosa Ponyo, necessaria conferma: aggiungo il sottofondo ecologista, che domina la prima parte; la seconda può perciò essere letta metaforicamente come ribellione della natura sull'uomo, che riprende i propri spazi (anche con gli animali preistorici che usano le strade sott'acqua). Magico nella sua semplicità e nei disegni a mano.

sabato 23 ottobre 2010

Zusammenfassung

Vienna: Kunsthistorisches Museum, Leopold Museum (collezione permanente, Cézanne, Picasso, Giacometti. Meisterwerke der Fondation Beyeler, Dauerleihgaben aus der Sammlung Thyssen-Bornemisza), Albertina (collezione permanente, Picasso: Frieden und Freiheit e Michelangelo: Zeichnungen eines Genies).

Bologna, 12.10.10, teatro San Martino (tristemente chiuso fino all'estate): Noosfera Lucignolo di e con Roberto Latini. Bello spettacolo, tipica drammaturgia del regista-attore, emozionante lavoro vocale-ossessivo prima (hai/ahi!) e fisico poi (in una mini-piscina, a cappio caduto), apparenti lunghezze costruttive e sceniche necessarie per arrivare a creare immagini forti e persistenti, specialmente nella seconda parte (la morte di lucignolo sdoppiata e rivissuta, prima come uomo e poi come asino), luci ben utilizzate (rosse per evocare il sangue e i neon geometrici ai lati).

19.10.2010, Lumière, Diario di una donna perduta (Das Tagebuch einer Verlorenen (Germania 1929) di Georg W. Pabst: rivisto dopo anni, appassionante, memorabili le scene nel bordello (i piedi delle due donne che ballano), nobiltà nella rovina, borghesia bigotta (la difesa dell'onorabilità e degli affari della famiglia, carità posticcia), suicidi (per la vergogna e per debolezza di carattere).

venerdì 1 ottobre 2010

pitagorismo contemporaneo

Tutto avrei immaginato, fuorché assistere ad un'opera dall'impianto pitagorico: è capitato con Le quattro volte (Italia-Svizzera-Germania 2010) di Michelangelo Frammartino, non un finto documentario, ma un film vero e proprio (pregevole), densamente sceneggiato e pensato secondo un impianto molto rigoroso. Un breve prologo sul lavoro dei carbonai calabresi precede le quattro volte del titolo: la vita di un pastore di capre e la sua morte; la nascita di una capretta, la sua breve vita, il suo smarrirsi nel bosco e la sua morte sotto un alto pino; la vita del pino, tagliato, usato come albero della cuccagna e, finita la festa, fatto a pezzi e portato dai carbonai; il lavoro dei carbonai, la nascita del carbone e la sua distribuzione in paese. Il fumo che esce da un camino (presente già in un'inquadratura della prima volta) conclude il film, circolarmente. Tutto ciò secondo la più classica teoria della metempsicosi del pitagorismo antico.

Film giocato sul montaggio, sull'uso di camera fissa (spesso in campo lungo), oppure mossa sul proprio asse, come nell'articolato pianosequenza che segna il passaggio dalla prima alla seconda volta, dalla processione pasquale che svuota il paesino, con l'incidente al furgone causato dal cane che causa la liberazione del gregge: l'invasione caprina del paese e la 'veglia' al pastore morente costituisce il preludio al primo snodo. Altrettanto importante il sonoro, come fa notare il regista presente in sala: proviene sempre da dietro lo schermo, tranne nelle dissolvenze in nero (che segnano il passaggio da una volta all'altra), quando è utilizzato il dolby 5:1.

Altre annotazioni: la sequenza dell'albero della cuccagna ricorre anche nel celebre documentario di Vittorio De Seta; da ricordare l'usanza arcaica della polvere di chiesa da assumere come farmaco (il pastore muore proprio in seguito alla sua mancata assunzione); gli aneddoti raccontati dal regista nel dibattito seguito alla proiezione (la direzione della troupe in dialetto calabrese; la durata delle riprese - 5 anni; il cane, la vera star del film; l'accoglienza ricevuta; le usanze dei pastori).