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venerdì 31 dicembre 2010

arte

Da una ricca gita a Milano:

- Palazzo Reale, Dalì. Il sogno si avvicina: allestimento molto deludente (mancano persino i titoli originali delle opere nelle didascalie...), poco coerente la collocazione del Salotto di Mae West, organizzazione interna delle sale apparentemente tematica ma molto discutibile (la scelta di analizzare l'uso del paesaggio nell'autore spagnolo a seconda di 'vuoti' e 'pieni' risulta debole). Notevole l'ultima sala su Destino, con la proiezione del corto e l'esposizione di alcuni disegni preparatori.

- Palazzo Marino, Donna allo Specchio di Tiziano: eccellente allestimento, semplice ma efficace (e buone le sintetiche ma accurate spiegazioni fornite da giovani studiose).

- Palazzo dell'Arengario, Museo del Novecento: ottimo allestimento, con in limine il Quarto stato. Quattro piani densi e ben organizzati, stupenda la struttura e il panorama dai piani alti su Milano e piazza Duomo.

sabato 17 luglio 2010

Appunti (ritardatari) da un viaggio in Sicilia

Forse stavolta ci riesco... si parla di cibo, teatro e luoghi da ricordare. Comincerei dal teatro, quello greco di Siracusa, vero motivo (o pretesto) del viaggio.

Aiace, nella messa in scena di Daniele Salvo, ha un impianto che definirei hollywoodiano, molto spettacolare - alla 300 o alla Troy, entrambi mai visti, ma bastano i trailer - e d'impatto (soprattutto nell'idea dello specchio d'acqua, ben utilizzato come spazio scenico, specie nella parodo, i funerali finali e la carneficina compiuta). Alcune scelte decisamente non condivisibili, come l'arrivo su baldacchino di Menealo; troppo enfatico (fino alla caricatura) l'Aiace di Maurizio Donadoni, molto brava (ma sa va sans dire) Elisabetta Pozzi nella parte di Tecmessa.

Fedra (o Ippolito) è invece molto più discutibile (e nel complesso meno riuscito), sia a livello registico (ad eccezione delle parti corali e delle musiche di Daniele D'Angelo) che testuale: la traduzione del compianto Sanguineti è affascinante e da studiare, ma inadatta al contesto (sarebbe più da lettura scenica, o da teatro di ricerca). Brava comunque la Pozzi nel ruolo di Fedra e anche Massimo Nicolini in quello di Ippolito (ma penosa la scena finale, con lui che si rialza, zampetta qua e là e battezza il padre...).

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Di cibo, di acque e di luoghi

Dove mangiare? Alla "Gazza ladra" a Ortigia (antipasto misto di verdure, penne alla palermitana e penne alle mandorle d'Avola: ottimo); "Da Andrea" a Palazzolo (deliziosi cucchiaini di benvenuto, ravioli di ricotta con pistacchi di Bronte, cavati con pomodorini, assaggio di olio e di formaggi); "La locanda del castello" a Modica Alta (antipasto misto, tagliatelle di farina di carrube con ragù di coniglio, arrosto di maiale con crema di lenticchie e patate); "La taverna del pescatore" ad Avola (cozzze marinate; ravioli di ricotta con gamberoni e crema di asparagi; triglie; sorbetto di limone).

Di spiagge: Eloro (la prima, non la seconda dove sfocia un fiume che si dice non troppo 'pulito'), proprio sotto l'acropoli (il parco archeologico è sempre chiuso, ma evidenti sono i punti privi di recinzione); Calamosche; Calafarina-Marzamemi; spiaggia di S. Lorenzo; Fontane Bianche.

Di luoghi: Palazzolo Acreide, il cui parco archeologico è delizioso, specialmente il teatro e il minuscolo odeion (non guasterebbe se fosse scavato di più e illustrato meglio, ma poteva andare peggio); Modica; Ragusa (impagabile la vista quando si arriva dalla statale); Isola delle correnti, Portopalo di Capo Passero; oasi di Vendicari; Noto; Cava Grande del Cassibile (meravigliosa).

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Sembra incredibile, ma ce l'ho fatta...

giovedì 3 settembre 2009

parentesi berlinese


Pranzi e cene (alla Almodovar), camminate, maratone, marce, currywurst, convegno, escursioni, amiche riviste, ostelli, musei e memoriali, libri in bancarella, espressi migliori di quelli spagnoli e francesi, S- und U-bahn, foto, wireless, telefonate a singhiozzo, architettura, Lulu, specchi, Marlene, "tu potrai dire che le mie borse sono disordinate, ma nelle tue ordinate non si trova mai nulla" (giovedì 20 agosto, all’uscita dal Pergamonmuseum), Ampelmann, castelli, articoli corretti, und und und...

sabato 15 agosto 2009

tuscolane rappresentazioni

Indimenticabile gita a Tuscolo nei Castelli romani per la tournée dell'Inda: a posteriori si può definire un crescendo, concluso con un finale folgorante. Una menzione speciale merita la location: il piccolo teatro sito nel parco archeologico ha certo aggiunto qualche suggestione alle due rappresentazioni, in particolare i grilli e l'assenza di quinte. Anzi, ben sfruttata è stata la loro assenza e la conseguente possibilità di osservare i movimenti nel buio degli attori prima del loro ingresso in scena, o gli arrivi a passo di marcia di Teseo e della sua scorta.

L'Edipo a Colono è uno spettacolo onesto, dalla scenografia spoglia (a differenza di Siracusa, senza la piramide di Fuksas) e ben interpretato, più che da Albertazzi (una prova del tutto normale, niente di entusiasmante), dai giovani dell'Inda - Roberta Caronia (Antigone), Carmelinda Gentile (Ismene), Massimo Nicolini (Teseo), Giacinto Palmarini (Polinice) - e da un intenso Maurizio Donadoni (Creonte). Da ricordare in particolare la scena intensa e carica di pathos della cattura di Antigone.

Ma veniamo alle note stonate: la prima e più grande riguarda le parti corali. Incomprensibile è la scelta di farli recitare da coreuti come se fossero in preda ad una crisi epilettica, mentre sullo sfondo quattro attrici nel ruolo delle Eumenidi (???) si muovono ritmicamente come ad evocare delle forze ctonie o ultraterrene: Sofocle non ha davvero bisogno di questo. Da classicista poi non condivido la scelta di variare il misterioso finale sofocleo, dal momento che in questa rappresentazione Teseo non accompagna Edipo nella sua ‘scomparsa’, che diviene morte a tutti gli effetti. Nel complesso, uno spettacolo piacevole, ma non entusiasmante.

La Medea (regia di Krzysztof Zanussi), invece, entra di diritto nell’olimpo degli spettacoli indimenticabili, insieme, ad esempio, alla Fedra di Ritsos (sempre con la Pozzi) e all’Anna Karenina di Nekrosius. Su una scena completamente spoglia e priva di fronzoli emergono le prove dei singoli attori, in particolare Francesco Biscione (Creonte) e Giacinto Palmarini (messaggero: eccellente). A differenza dello spettacolo della sera prima, i cori sono qui davvero coinvolgenti e ben messi in scena (anche grazie alle musiche elettroniche di Daniele D'Angelo) e contribuiscono ad aumentare la compartecipazione del pubblico (completamente rapito).

Su tutti comunque spiaccano la prova di Donadoni-Giasone e Pozzi-Medea, specialmente nei loro duelli: nel primo il pubblico si divide davvero, parteggia ora per l’uno ora per l’altra con applausi e commenti di approvazione e disapprovazione (e tu dici che lui era quasi riuscito a convincerti della bontà del suo agire...); nel secondo una sorprendente e azzeccata innovazione è il momento di improvvisa intimità della coppia apparentemente riappacificata.



Quanto poi alla prova della Pozzi, d’ora innanzi faticherò a pensare Medea con un volto diverso dal suo: superba nei cambi di registro vocale e espressivo, riece a rendere viva la duplice natura del personaggio, una donna spezzata: indescrivibili a parole i suoi primi tre monologhi di fronte alle donne di Corinto, in particolare nel terzo, quando si risolve all’assassinio dei figli e immagina di compiere l’azione colpendo ripetutamente il proprio petto con un immaginario pugnale stando in ginocchio al limite della ribalta. E ancora meravigliosa nel repentino volere e disvolere l’omicidio dei figli. Indimenticabile! A quando il dvd dello spettacolo?