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giovedì 26 agosto 2010

ombre e arte da strada

The Ghost Writer di Roman Polanski (L'uomo nell'ombra, USA-Germania-Francia 2010) è ben girato e montato, ma molto debole nella trama e assurdo nel finale (perché camminare in mezzo alla strada? L'essere sconvolti davvero non basta).

Il Ferrara Buskers Festival, invece, è degno della massima considerazione: atmosfera particolarissima e sorprese ad ogni angolo. Da rifare!

mercoledì 25 novembre 2009

uno spettacolo da dimenticare (e qualche aggiunta al post precedente)

In poche parole: grandi aspettative, tutte disilluse, per L'intervista di Natalia Ginzburg, con Valerio Binasco (anche autore della regia), Maria Paiato e Azzurra Antonacci. Brutto testo, noioso e inconsistente: il racconto di tre solitudini annoia e non trasmette alcuna emozione. Non male gli interpreti, regia insignificante (ma in effetti si può fare poco di un testo così). In prospettiva spiace essere andati fino a Ferrara.

Addenda al post precedente: a testimonianza della bravura della Asti e la bellezza della sua voce vorrei ricordarmi delle sfumature con cui declina "giorni felici" e "garantita, genuina, purissima". In La presidentessa esilaranti l'esito del neo di Gobette sul Guardasigilli (e la sua reazione quando lei "fa la gran dama") e la richiesta di matrimonio con interprete!

lunedì 23 novembre 2009

comico e tragico

Dalla breve parentesi monacense si ritorna con due begli spettacoli: sabato sera al Testoni di Casalecchio La presidentessa (di Maurice Hennequin e Pierre Veber), messo in scena da Massimo Castri con Marco Brinzi, Giorgia Coco, Francesca Debri, Michele Di Giacomo, Federica Fabiani, Alessandro Federico, Vincenzo Giordano, Diana Hobel, Alessandro Lussiana, Davide Lorenzo Palla, Antonio Giuseppe Peligra. Dopo la straordinaria messa in scena di Così è, se vi pare ci siamo catapultati a teatro e ne è valsa la pena: vaudeville brillante e molto divertente, specie nel secondo atto; tempi rapidissimi e sempre azzeccati, molto bravi gli attori. L'unico appunto riguarda il personaggio di Gobette: sarebbe stato meglio un trucco e un abbigliamento più 'provocante', in modo da giustificare meglio il suo ruolo di femme fatale.

Domenica pomeriggio al Comunale di Ferrara per Giorni Felici di Beckett, regia di Robert Wilson con Adriana Asti, un'eccellente Winnie (tutti gli applausi sono meritati): la resa animalesca di Willie rende ancora maggiore la disperata condizione della donna, il suo deserto e la sua angoscia esistenziale. Una messa in scena molto differente da quella di Adriatico (più giocata sul comico), che privilegia e sottolinea la tragicità dell'esistere, della vita di coppia - "mi chai chiesto la mano: da allora non mi hai parlato più" - e del vuoto, da riempire con la sporta e il canto (ma al momento giusto), prima che finiscano le parole (che già vengono meno nella citazione di versi, con alcune parole sostituite da 'cose'). Scenografia scarna, con la Asti immersa in un monticello di roccia/cemento. E molto emozionante l'inizio, con il telo bianco mosso dal vento e poi fatto cadere.