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martedì 20 aprile 2010

gemelle in discesa


Sabato, Teatro delle Moline: Stanze. Il silenzio abitato delle case di Marcello Fois, regia di Marinella Manicardi, con la Manicardi, Alessandra Frabetti e Marina Pitta. Spettacolo coinvolgente e particolare, con una meravigliosa Pitta interprete di 4 differenti ruoli (vicina-amande del padre delle due gemelle; il loro padre; la loro madre; il marito della Frabetti, con maschera di coniglio). La scena, leggermente in discesa, rappresenta la stanza del padre delle due gemelle, morto da poco, dove giungono le due per decidere cosa fare di ciò che pensano spetti loro per eredità. La situazione innesca la schermaglia tra le due sorelle, una forte, spregiudicata e in carriera (Frabetti), l'altra succube, affettuosa e sognatrice (Manicardi), tra confidenze, ricordi d'infanzia, recriminazioni, ripicche.
Ricorderei alcune trovate: la Pitta che come madre o padre suggerisce le battute alle due sorelle; i momenti 'fantastici' della Manicardi, con le luci che cambiano e la realizzazione pratica di un pensiero che non si fa azione; l'idea che il padre abbandoni la famiglia non per un'altra donna, ma perché capisce di non voler fare più il padre di fronte alla malattia della Manicardi. Il finale, invece, pare un po' frettoloso (ma bella l'idea per cui la Manicardi debba non imporre la necessità di lasciare la casa all'amante del padre, ma far risultare ciò come inevitabile.

sabato 5 dicembre 2009

ricordando Laura Betti (come Marlene)

Eccellente lo spettacolo di cabaret Cantata degli anni miracolati. Omaggio a Laura Betti visto ieri sera al Circolo Pavese del Pratello (grande l'ospitalità, dall'aperitivo alla cena), messo in scena dal Teatro dei Dispersi, con una grandissima Marina Pitta nel ruolo della Betti, Marco Muzzi alla chitarra e Gianfranco Rimondi alla regia. Questa la scaletta:

1. Ai 'Brigoli' di Casalecchio
2. Cocco di mamma
3. Piero [!]
4. Valzer della toppa [!]
5. Quella cosa in Lombardia
6. Io son'una
7. Macrì Teresa detta Pazzia [!]
8. Là, sul parquet [!]
9. E invece no
10. Seguendo la flotta
11. Soltanto gli occhi ["amavo un cannibale / che si chiamava Annibale..."]
12. Mi sono buttata nell'arte [!]
13. Una vera signora [!]
14. Ballata del suicidio

Coinvolgente, divertente, ottimamente interpretato. E abbiamo imparato qualcosa che non sapevamo su Laura Betti.

mercoledì 28 ottobre 2009

due spettacoli teatrali


Venerdì 23, teatro San Martino, Iago e Desdemona e Otello della Libero Fortebraccio Teatro, di e con Roberto Latini e con Elena De Carolis. Due spettacoli molto intensi e coinvolgenti: in Iago Latini (bellissima voce) interpreta uno degli antieroi per eccellenza, che fornisce la sua versione dei fatti e dà voce ai diversi personaggi (tramite un sapiente uso di microfoni). Il suo continuo movimento di piedi, come in preda a convulsioni, che si trasmette talvolta al resto del corpo lo fa rassomigliare ad una fiamma, simile forse a quella dei danteschi Ulisse e Diomede: la sua sembra così la narrazione di un dannato, condannato a ripetere, rivivere e ripercorrere la propria tragedia (secondo la trama di Shakespeare). Molto efficace la tripetizione dell'uccisione di Desdemona, progressivamente più completa e arricchita di dettagli, battute e punti di vista; intelligente anche la mescolanza di comico e tragico, insita già nell'originale, ma qui compressa ed esplosiva. Meno comprensibili gli echi di slogan sessantottini durante l'ebbrezza di Cassio (?), ma in un certo senso funzionali.



(con una significativa variazione: nello spettacolo visto Iago dice "e Cassio sembra onesto"!)

Desdemona e Otello sono invece condannati all'ignoranza perpetua, come se il Moro fosse morto nello stesso istante della sua amata, "senza sapere la verità": da ciò deriva il tormento perpetuo e l'odioamore e la rabbia ancora vivi nei confronti di lei ("la puttana che ho sposato"). Struggente il momento in cui lui la abbraccia da dietro e la trascina lentamente a terra, uccidendola di nuovo: da allora accentua gli spasmi delle gambe e dei piedi, come se fosse Iago, il suo daimon e mandante, ad impadronirsi di lui, che diviene il semplice esecutore materiale. Una volta a terra lui la trascina tenendola per una mano, in un crescendo di musica ed un calar di luci rosse: ci si aspetta che all'improvviso la musica si fermi e lui le lasci la mano, ma ciò non avviene se non a luci spente e con la musica che viene sostituita dall'eco ossessiva "amore, amore, ...". Che bellezza!

Ieri sera, Teatro delle Moline, La signora Margherita: uno spettacolo eccellente merita il bis. Tra l'altro la Pitta ha aggiornato la pièce con inserti di attualità, senza alterarne il ritmo e il divertimento angoscioso. "Ci sarà sempre una signora Margherita che insegnerà ai vostri figli, ai figli dei vostri figli, ..."