Martedì, Imola, Rocca Sforzesca, apertura di Emilia Romagna Festival: stupendo concerto di Ute Lemper accompagnata dalla Filarmonica Arturo Toscanini diretta da Jan Latham-Koenig. Merita citare il programma per intero (con commenti tra parentesi):
I tempo, Nino Rota, medley della sola orchestra da Amarcord, La dolce vita e 8 1/2 (per restare in tema felliniano, il vento - quantomai gradito - gioca con gli spartiti: scene alla Keaton-Chaplin del finale di Limelight); Weill-Brecht, Moritat (puro piacere); Weill-Fernay, Youkali (tradizionale nell'esecuzione, anni '30; a me ricorda inevitabilmente il meraviglioso Max Gericke della Pozzi); Weill-Brecht, Der Song der Mandelay (travolgente); Weill-Deval, J'attend un naivre (piacevole scoperta); Weill-Nash, Speak low; Weill-Ira Gershwin, Saga of Jenny.
II tempo: Piazzolla, Oblivion (solo archi, eccellente); Marguerite Monnot-Moustaki, Milord (meravigliosa); Brel, Amsterdam e Ne me quitte pas (arrangiamenti simili a quelli sentiti a Padova, commoventi); Glanzberg-Contet, Padam (la vera scoperta, novecentesco, la voce del vento che ti insegue per Parigi); Piazzolla, Libertango (solo orchestra, non male, ma mi manca un bandoneon...); Kander, All that jazz (cabaret puro, con la Lemper che sfoggia il suo migliore repertorio di animale da palcoscenico: vale tutto lo spettacolo!); Kander-Ebb, Cabaret (degna chiusura di uno splendido concerto).
Bis: La vie en rose e All that jazz.
***
Ieri sera, Parco della Zucca, museo della Memoria, Maggio '43 di e con Davide Enia, accompagnato alla chitarra e carillon da Giulio Broccheri (e preceduto da inatteso sound-check in scena (h. 20.50) chiuso con My funny Valentine). Un cunto che nasce da (e finisce con) un altro, una storia privata (della famiglia dell'attore) che si fa saga e leggenda nel racconto. Il giovane Gioacchino racconta alla tomba del fratello ciò che è successo attorno a quel maggio, quando la sua famiglia sfollò fortunatamente da Palermo prima che venisse bombardata a tappeto dagli alleati. Tra italiano e palermitano (con alcune indispensabili glosse), scandito dal movimento dei piedi e delle gambe di Enia (sempre seduto), il cunto procede con una sapiente mescolanza di pianto e riso, di momenti esilaranti (il gioco delle carte dello zio, la bicicletta, i limoni: ma è un riso che nasce da una situazione drammatica, è un riso liberatorio a posteriori) e drammatici, come il racconto del rastrellamento al mercato nero: la violenza sessuale di un gerarca fascista travestito da prete ad una donna, cui assiste dall'alto Gioacchino, che poi mente di fronte alle richieste di notizie del figlio di quella: "non ho visto niente" è il suo grido, che ripete anche alla donna cui ha sottratto le 10 lire che aveva lasciato sotto un sasso e che sarebbero servite a sfamare il proprio figlio. Da menzionare anche l'apporto di cicale e aerei che passano al momento giusto. Stupendo e da rivedere.
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mercoledì 3 febbraio 2010
a little bit late
Causa ortografici pensieri dominanti ho ritardato il dovuto post (e sarò di ecessità sintetico).
Venerdì L'uomo che verrà di Giorgio Diritti (Italia 2009): confesso di avere dei problemi con la poetica del regista, che trovo fredda, un po' artificiosa e poco emozionante (nulla da dire sulle inquadrature e le luci: lo preferirei come semplice fotografo); hai ragione a dire che mancano adeguati riferimenti alla Storia (sarebbero state necessrie più date, o almeno una grande didascalia finale per spiegare cosa è accaduto a Marzabotto e perché); talvolta la narrazione e i dialoghi sanno di fiction televisiva; stupenda la colonna sonora.
Sabato, Imola, Teatro dell'Osservanza, La strana coppia di Neil Simon, con Mariangela D’Abbraccio e Elisabetta Pozzi (regia Francesco Tavassi): abbiamo capito che noi abbiamo qualche problema con Simon (i suoi testi sentono tutto il tempo che è passato, come A piedi nudi nel parco); dialoghi piacevoli un po' alla Sex and the city; molto piacevole il primo atto (adorabile il caos); bravi gli attori; piacevole (e forse chiediamo sempre l'eccellenza). Ma la cosa più bella è la chiacchierata nei camerini dopo lo spettacolo (con alcune gustose anticipazioni).
Domenica (partenza nevosa), Padova (sole), Teatro Verdi, Ute Lemper con lo spettacolo Last tango in Berlin. From Brecht in Berlin to the bars of Buenos Aires: travolgente, uno dei concerti più belli mai vissuti: brani di Bertolt Brecht e Kurt Weill, le canzoni di Edith Piaf e di Jacques Brel, tanghi di Astor Piazzolla e E la nave va di Nino Rota. La Lemper è un animale da palcoscenico, i musicisti sono molto bravi e meravigliose sono le contaminazioni jazz. Da ricordare Los pajaros perdidos, Maria de Buenos Aires, Mackie Messer (che inizia a tango con bandoneon solo, si trasforma in improvvisazione jazz e finisce in tango), Lili Marlene (che si trasforma in jazz con inserti dai Doors - show me the way to ne next whyski bar - con la Lemper sul pianoforte che imita con la propria voce il suono del sax). E straordinario il bis (sussurrato e sofferto) di Ne me quitte pas. E ho tralasciato tutte le emozioni provate! Uao!
Venerdì L'uomo che verrà di Giorgio Diritti (Italia 2009): confesso di avere dei problemi con la poetica del regista, che trovo fredda, un po' artificiosa e poco emozionante (nulla da dire sulle inquadrature e le luci: lo preferirei come semplice fotografo); hai ragione a dire che mancano adeguati riferimenti alla Storia (sarebbero state necessrie più date, o almeno una grande didascalia finale per spiegare cosa è accaduto a Marzabotto e perché); talvolta la narrazione e i dialoghi sanno di fiction televisiva; stupenda la colonna sonora.
Sabato, Imola, Teatro dell'Osservanza, La strana coppia di Neil Simon, con Mariangela D’Abbraccio e Elisabetta Pozzi (regia Francesco Tavassi): abbiamo capito che noi abbiamo qualche problema con Simon (i suoi testi sentono tutto il tempo che è passato, come A piedi nudi nel parco); dialoghi piacevoli un po' alla Sex and the city; molto piacevole il primo atto (adorabile il caos); bravi gli attori; piacevole (e forse chiediamo sempre l'eccellenza). Ma la cosa più bella è la chiacchierata nei camerini dopo lo spettacolo (con alcune gustose anticipazioni).
Domenica (partenza nevosa), Padova (sole), Teatro Verdi, Ute Lemper con lo spettacolo Last tango in Berlin. From Brecht in Berlin to the bars of Buenos Aires: travolgente, uno dei concerti più belli mai vissuti: brani di Bertolt Brecht e Kurt Weill, le canzoni di Edith Piaf e di Jacques Brel, tanghi di Astor Piazzolla e E la nave va di Nino Rota. La Lemper è un animale da palcoscenico, i musicisti sono molto bravi e meravigliose sono le contaminazioni jazz. Da ricordare Los pajaros perdidos, Maria de Buenos Aires, Mackie Messer (che inizia a tango con bandoneon solo, si trasforma in improvvisazione jazz e finisce in tango), Lili Marlene (che si trasforma in jazz con inserti dai Doors - show me the way to ne next whyski bar - con la Lemper sul pianoforte che imita con la propria voce il suono del sax). E straordinario il bis (sussurrato e sofferto) di Ne me quitte pas. E ho tralasciato tutte le emozioni provate! Uao!
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