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mercoledì 1 dicembre 2010

neve per il Duse

Una fitta nevicata ha accompagnato la riapertura per una sola sera del Teatro Duse, affittato dall'Itc Teatro di San Lazzaro per lo spettacolo di Ascanio Celestini, Il razzismo è una brutta storia: si tratta di satura, nel senso più etimologico del termine: una serie di monologhi (molti dei quali già conosciuti grazie a Parla con me) collegati da alcuni fili conduttori (razzismo, orrori contemporanei della società italiana, precariato, conformismo, politica), con l'accompagnamento musicale di una chitarra (il bravo Matteo D’Agostino). Geniale il momento 'americano', quando l'attore incarna un italiano medio, apparentemente di destra e razzista non con le parole, ma coi fatti. Necessario.

giovedì 28 ottobre 2010

semplice ed efficace

Descriverei così il documentario Parole sante (Italia 2007) di Ascanio Celestini; al di là di alcuni dettagli tecnici su cui si può sorvolare, il documentario racconta la storia del collettivo PrecariAtesia e, più in generale, fotografa un momento storico del lavoro precario in Italia. La storia è in un certo senso piccola (non nel senso delle donne e degli uomini coinvolti, ma nel senso che si tratta di una sola azienda), ma le conclusioni (drammatiche) non possono che valere in generale, come sintetizza giustamente la duplice versione dell'apologo recitato dal medesimo Celestini in incipit ed explicit:

martedì 28 settembre 2010

"il peggio del manicomio è il manicomio"

Dopo aver visto negli anni passati il suo spettacolo e aver finito di leggere pochi giorni fa il relativo libro, mancava solo il film (presentato allo scorso Festival del cinema di Venezia), visto ieri sera al Rialto: La pecora nera di Ascanio Celestini (presente alla proiezione in anteprima e al dibattito successivo), va detto subito, è un film eccellente. Riadattando il testo teatrale ed il libro, frutto di anni di indagine sui manicomi italiani, il film è comunque un passo ulteriore, che aggiunge ben "22 pagine di sceneggiatura scritte vedendo le immagini montate". Proprio queste sono la parte migliore dell'opera dell'artista romano, che contribuiscono in misura decisiva a trasmettere nello spettatore la percezione della schizofrenia di Nicola, della separazione tra il mondo che ha nella testa e quello esterno (specie nella scena del supermercato). Differente rispetto ai lavori precedenti, al di là di singoli dettagli, è il montaggio dei blocchi narrativi, qui amalgamati in un sussegursi di presente e passato.

Celestini ha scelto di raccogliere e raccontare solamente le storie più verisimili che gli sono state raccontate durante le sue indagini, evitando quelle che sarebbero potute sembrare false: è così riuscito a costruire un film decisamente equilibrato e sensibile, che coinvolge ed emoziona, senza eccessi ideologici. (Nel dibattito, invece, la discussione si allarga: tuttavia, come mi si fa notare, La pars destruens nei confronti dell'istituzione-manicomio, assimilabile ad un lager o carcere e conseguentemente mero strumento repressivo-distruttivo che deve essere abolito senza se e senza ma, difetta però di una pars construens; non condivisibili le opinioni sulla scuola come mezzo di inculcare violentemente l'idea di autorità, ma il discorso sarebbe troppo lungo e 'fuori tema': si dovrebbe riflettere sulla differenza tra educazione e istruzione, ad esempio.)

La narrazione, come afferma Celestini, vuole essere "evocativa" e non passiva: lo spettatore (anche chi conosce già la trama) entra progressivamente nel manicomio insieme a Nicola, quasi senza accorgersene, ma ne subisce gli eventi, specie quelli più drammatici (il termosifone, ad esempio). Tra i momenti migliori ricordo quelli nel supermercato, dove la pazzia di Nicola è opposta a quella indotta dal consumismo sfrenato, e si riflette nella scena della dispensa: l'ordine all'interno del manicomio - sostiene Celestini - è analogo a quello di un supermercato. Ciascuno tragga le proprie conclusioni.

sabato 2 gennaio 2010

regali di capodanno

In forte astinenza da tango, ci si consola con un eccellente Ascanio Celestini di qualche anno fa: Scemo di guerra (in dvd). Con il suo stile inconfondibile, caratterizzato dalla formularità narrativa che ricorda la tecnica rapsodica dei poemi omerici, rievoca e ricrea il racconto del padre sugli eventi vissuti nel 1944 a Roma. Si tratta di una storia piccola, individuale, fatta di lotta quotidiana per sopravvivere (rischiando anche la vita per una cipolla), che merita di essere raccontata e trasmessa per non essere dimenticata. Ricorda molto da vicino, per trama, ambientazione e scenografia semplicissima (sedia e lampadina) un altro suo stupendo spettacolo: Radio clandestina. E c'è molta verità nell'ammettere che una storia, quando si comincia il racconto, è vera; più si procede e più si altera, introducendo varianti e personalizzazioni, finanche invenzioni, come la resurrezione, la mosca che parla e la liberazione di Roma da parte dell'Armata rossa. L'importante è appassionare e tramandare la memoria. Stupendo!




Il primo dell'anno, poi, gita sotto la pioggia a Ferrara per la mostra di Boldini a Palazzo dei Diamanti: davvero nienete male, specie le ultime due sale, con i ritratti femminili più famosi, come Donna in nero che guarda il "Pastello della signora Emiliana Concha de Ossa", Cléo de Mérode, Gertrude Elizabeth, Lady Colin Campbell e Ritratto di Madame Charles Max. Ma il pregio della mostra coniste anche nel far conoscere opere mionori, come le vedute en plein air, le influenze con gli impressionisti (Degas in particolare); più in generale, si nota la ricerca inesausta della pennellata precisa fin nei dettagli (i fiori di un mazzo, ad esempio) e della voluta incompiutezza di alcune parti di quadro, al fine di dare maggiore risalto ad un ritratto. Un pittore borghese e affarista, avvicinabile a quello svolto prima di lui da Rubens (con committenza differente).

giovedì 17 dicembre 2009

domenica 11 ottobre 2009

autunno caldo

Grazie, caro Ascanio...

domenica 4 ottobre 2009

una giornata riuscita bene

Pranzo all'Ambasciatori per festeggiare, pomeriggio all'Arena del sole per l'open day del teatro - con visita guidata, letture di Marinella Manicardi (da Fois) e Alessandra Frabetti (da Lagarce, Le regole del saper vivere nella società moderna) e alcuni allievi dei laboratori teatrali delle Moline, 4 tanghi suonati dal gruppo Tango Creación (Michela Tintoni: violino; Monica Fini: pianoforte; Massimo De Stephanis: contrabbasso) - sera a Ferrara per il concerto-spettacolo Canzoni impopolari di Ascanio Celestini in piazza del Municipio all'interno di Internazionale a Ferrara (con Roberto Boarini, violoncello; Luca Caponi, batteria; Gianluca Casadei, fisarmonica; Matteo D'Agostino, chitarra). Un concerto molto ben riuscito, gustato seduti in terra su cartoni di fortuna, alcune canzoni nuove e quasi tutte quelle di Parole sante con qualche riarrangiamento: musiche stupende, testi densi, impegnati, graffianti e (sempre più) arrabbiati.