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lunedì 27 dicembre 2010

Woody (1)

Tra Lumière e dvd due piacevolissime seconde (o terze) visioni di Woody Allen: Io e Annie (Annie Hall, Usa 1977) e Manhattan (Usa 1979). Commedie simili e molto diverse, la prima dolceamara con decisa prevalenza del comico (le battute antologizzate non si contano), la seconda più equilibrata, tra elegia (cartoline newyorkesi con sottofondo di Gershwin, l'inizio che sembra una fine, richiamata appunto nell'ultima panormaica) e comicità (con alcune gustose citazioni, come la corsa finale che richiama quella di Buster Keaton in The cameraman). Psicanalisi, caso, intrecci d'amore, graffiante autoironia: tutti ingredienti mescolati alla perfezione.

mercoledì 1 settembre 2010

uno più uno più uno

Due film casalinghi nel weekend e uno al cinema (3 spettatori!) ieri:

1. Il diavolo è femmina ( Sylvia Scarlett, Usa 1935) di Cukor: grandi aspettative, ma deboluccio e molto, molto invecchiato. Ringraziamo la lingua originale del dvd, perché il doppiaggio italiano è ridicolo. Commedia di travestimenti, un po' menandrea con happy end inevitabile.

2. A proposito di tutte queste signore (Svezia 1964) di Ingmar Bergman è una piacevolissima seconda visione: leggero, iconoclasta, sarcastico nei confronti della critica, ispirato allo slapstik puro con gag semplici e da non sovrainterpretare, come spiega un cartello. Anche qui il doppiaggio italiano è ridicolo (la prima frase da "così diverso, eppure così uguale" è diventata "così genio, eppure così vivo").

3. Il Rifugio (Le refuge, Francia 2009) di François Ozon, certamente ovinato dal doppiaggio, è invece troppo fredo e privo di emozioni: da una morte ad una nuova vita donata alla famiglia che ha subito il lutto (con voce over finale orrenda e superflua). Passione passata e riversata su un presente fratello gay del defunto (la sceneggiatura è banalotta, i dialoghi pure). Da dimenticare.

venerdì 20 agosto 2010

Kammerspiel sessantottino

(Achtung: trama e finale)

Ultimo atto di questa parentesi piemontese: Fuoco! di Gian Vittorio Baldi (Italia 1968): racconto in medias res e in soggettiva di una follia domestica di un uomo che ha perso il lavoro e perciò si asserraglia in casa, uccide la suocera, spara deturpando la statua della Madonna durante la processione del paese, sopporta l'assedio dei carabinieri fino al dramma finale (omicidio della moglie incinta, ma salvataggio della figlia piccola). Tra neorealismo, provocazione, culto delle armi, disperazione lavorativa, povertà (lo stato della casa lo dichiara, e la presenza immancabile della tv lo conferma), il film - figlio del suo tempo - è caratterizzato da un rigoroso bianco e nero e da lunghi pianosequenza, che contribuiscono a comunicare un senso d'angoscia e di ineluttabilità. Le uniche parole sono per lo più quelle dei carabinieri (in particolare dell'appuntato, improvvisato psicologo) e di una giornalista che cerca lo scoop. Una piacevole scoperta.

venerdì 6 agosto 2010

quiete

Sembrano quasi strane due giornate di quiete, tra riposo, letture sul divano e (finalmente) il documentario sul Caimano, quasi da archeologia politica (che come tale ha tutta la sua attualità), con le riprese della Nicchiarelli (di Cosmonauta, che giustamente mi ricordavi per lo spettacolo dell'altro ieri).

sabato 2 gennaio 2010

regali di capodanno

In forte astinenza da tango, ci si consola con un eccellente Ascanio Celestini di qualche anno fa: Scemo di guerra (in dvd). Con il suo stile inconfondibile, caratterizzato dalla formularità narrativa che ricorda la tecnica rapsodica dei poemi omerici, rievoca e ricrea il racconto del padre sugli eventi vissuti nel 1944 a Roma. Si tratta di una storia piccola, individuale, fatta di lotta quotidiana per sopravvivere (rischiando anche la vita per una cipolla), che merita di essere raccontata e trasmessa per non essere dimenticata. Ricorda molto da vicino, per trama, ambientazione e scenografia semplicissima (sedia e lampadina) un altro suo stupendo spettacolo: Radio clandestina. E c'è molta verità nell'ammettere che una storia, quando si comincia il racconto, è vera; più si procede e più si altera, introducendo varianti e personalizzazioni, finanche invenzioni, come la resurrezione, la mosca che parla e la liberazione di Roma da parte dell'Armata rossa. L'importante è appassionare e tramandare la memoria. Stupendo!




Il primo dell'anno, poi, gita sotto la pioggia a Ferrara per la mostra di Boldini a Palazzo dei Diamanti: davvero nienete male, specie le ultime due sale, con i ritratti femminili più famosi, come Donna in nero che guarda il "Pastello della signora Emiliana Concha de Ossa", Cléo de Mérode, Gertrude Elizabeth, Lady Colin Campbell e Ritratto di Madame Charles Max. Ma il pregio della mostra coniste anche nel far conoscere opere mionori, come le vedute en plein air, le influenze con gli impressionisti (Degas in particolare); più in generale, si nota la ricerca inesausta della pennellata precisa fin nei dettagli (i fiori di un mazzo, ad esempio) e della voluta incompiutezza di alcune parti di quadro, al fine di dare maggiore risalto ad un ritratto. Un pittore borghese e affarista, avvicinabile a quello svolto prima di lui da Rubens (con committenza differente).

sabato 26 dicembre 2009

tre

In ordine cronologico: mercoledì all'Europa cinema (finalmente) Dieci inverni (di Valerio Mieli, Italia-Russia 2009): 10 frammenti di una storia d'amore in dieci anni, uno per ogni inverno. Film piccolo, ben girato e fotografato (un bel grigio Venezia), un racconto che appassiona e in certi momenti commuove. Alcune citazioni sparse - all'inizio sulla spiaggia la separazione dei protagonisti Camilla (Isabella Ragonese) e Silvestro (Michele Riondino) ricorda il finale de La dolce vita - e con il cammeo di Capossela (peccato per il vistoso asincrono del suono non in presa diretta e del playback di Moskavalza). Un'amore talvolta al limite dell'amicizia e dell'odio, che impiega dieci anni a riconoscersi, e che verso il finale sembra dover finire come in Une liason pornographique, quando i due si trovano all'alba nello stesso campo a Venezia senza incrociarsi. Frammenti di nottate e di feste di fuorisede universitari, di una festa di laurea in maschera (disastrosa), intrecci con altre storie d'amore russe e 'sbagliate', di barche in laguna, di una casa e di più case, di incontri in vaporetto (con un albero di cachi, portato da Silvestro e dimenticato, che attecchisce e cresce nel giardino della casa di Camilla e che si vede anche nel finale). Una storia piccola ma bella.

Vigilia di Natale con un grande classico, La sposa cadavere di Tim Burton, sempre bello con le sue musiche e animazioni magnifiche, con le sue antitesi (anche coloristiche) tra degno dei vivi e dei morti, con le farfalle ad aprire e chiudere il film.

Ieri sera, invece, dvd de Il milione, spettacolo di Marco Paolini (con il significativo contributo di Mario Brunello al violoncello), tutto dedicato a Venezia (per stare in tema), alla ricerca di una fuga che si risolve nel comprendere il vicino, la meraviglia di Venezia e del suo delicato equilibrio (anche architettonico), o meglio microcosmo, minacciato dal turismo di massa mordi e fuggi.

E qui un video tratto dallo spettacolo del 1998 all'Arsenale di Venezia (rgazie youtube!):

lunedì 17 agosto 2009

tra un preparativo e l'altro

Prima di essere travolto: visto l'altra sera in tv Colazione da Tiffany (carino, molto meglio nel primo tempo, il secondo perde un po' la brillantezza); domenica sera in piazza Santo Stefano concerto dell'orchestra del Teatro comunale di Bologna (Vivaldi, Elgar, Eine kleine Nachtmusik di Mozart, mai ascoltata dal vivo: piacevole).

domenica 16 agosto 2009

se 160 km sono pochi...

Crisi d'astinenza da teatro + bruciante curiosità per uno spettacolo non (ancora) raggiunto = Sorelle di sangue con la Pozzi su Youtube. Da vedere live!