mercoledì 28 ottobre 2009

due spettacoli teatrali


Venerdì 23, teatro San Martino, Iago e Desdemona e Otello della Libero Fortebraccio Teatro, di e con Roberto Latini e con Elena De Carolis. Due spettacoli molto intensi e coinvolgenti: in Iago Latini (bellissima voce) interpreta uno degli antieroi per eccellenza, che fornisce la sua versione dei fatti e dà voce ai diversi personaggi (tramite un sapiente uso di microfoni). Il suo continuo movimento di piedi, come in preda a convulsioni, che si trasmette talvolta al resto del corpo lo fa rassomigliare ad una fiamma, simile forse a quella dei danteschi Ulisse e Diomede: la sua sembra così la narrazione di un dannato, condannato a ripetere, rivivere e ripercorrere la propria tragedia (secondo la trama di Shakespeare). Molto efficace la tripetizione dell'uccisione di Desdemona, progressivamente più completa e arricchita di dettagli, battute e punti di vista; intelligente anche la mescolanza di comico e tragico, insita già nell'originale, ma qui compressa ed esplosiva. Meno comprensibili gli echi di slogan sessantottini durante l'ebbrezza di Cassio (?), ma in un certo senso funzionali.



(con una significativa variazione: nello spettacolo visto Iago dice "e Cassio sembra onesto"!)

Desdemona e Otello sono invece condannati all'ignoranza perpetua, come se il Moro fosse morto nello stesso istante della sua amata, "senza sapere la verità": da ciò deriva il tormento perpetuo e l'odioamore e la rabbia ancora vivi nei confronti di lei ("la puttana che ho sposato"). Struggente il momento in cui lui la abbraccia da dietro e la trascina lentamente a terra, uccidendola di nuovo: da allora accentua gli spasmi delle gambe e dei piedi, come se fosse Iago, il suo daimon e mandante, ad impadronirsi di lui, che diviene il semplice esecutore materiale. Una volta a terra lui la trascina tenendola per una mano, in un crescendo di musica ed un calar di luci rosse: ci si aspetta che all'improvviso la musica si fermi e lui le lasci la mano, ma ciò non avviene se non a luci spente e con la musica che viene sostituita dall'eco ossessiva "amore, amore, ...". Che bellezza!

Ieri sera, Teatro delle Moline, La signora Margherita: uno spettacolo eccellente merita il bis. Tra l'altro la Pitta ha aggiornato la pièce con inserti di attualità, senza alterarne il ritmo e il divertimento angoscioso. "Ci sarà sempre una signora Margherita che insegnerà ai vostri figli, ai figli dei vostri figli, ..."

venerdì 23 ottobre 2009

"metti uno spazio bianco e ricomincia"

La battuta della bravissima Margherita Buy vale per l'intero film di Francesca Comencini, Lo spazio bianco (Italia 2009): meglio ricominciare. Regia sciatta o ipercaratterizzata, "musiche spesso troppo presenti", il balletto delle mamme in attesa orribile e incomprensibile, ... Sciatteria somma: quando alla fine la Buy si sta recando in ospedale attraversando a piedi una Napoli deserta (citazione: Londra?), mentre percorre un viale il dolly si alza e nell'angolo a destra si vede il viale parallelo con persone e traffico (fastidiosissimo!).

Si salvano nel naufragio la Buy e la Paiato (nonostante il film, direi quasi), e il piano sequenza in cui la prima telefona al collega-amico prometendo di cambiare, di imparare a cucinare le pappe e di fare spazio tra i suoi libri per quelli della figlia. No more.

lunedì 19 ottobre 2009

idee confuse

Apprezzabile il documentario Di me cosa ne sai di Valerio Jalongo (Italia 2009, 78') sulla storia contemporanea (e preistoria) del cinema italiano, della sua crisi e dei suoi problemi. Apprezzabile ma molto criptico (immagino) per chi non conosca a fondo la storia delle leggi cinema (da Andreotti a Veltroni, per capirci); la narrazione è frantumata e si perde in mille rivoli e risorgive (con ipotesi spesso poco chiare e motivate), che confondono e disorientano. Ha il sapore di un'occasione persa...

domenica 18 ottobre 2009

Adriatico e Beckett II

(giovedì: Kill Bill vol. 1 in dvd: puro piacere...)

Sabato sera a Teatri di Vita per la quarta e ultima puntata di Non io nei giorni felici, la rivisitazione beckettiana di Andrea Adriatico: Senzaparole con Carlo Masi e Rossella Dassu, con la partecipazione di Serena Di Biase, Sara Kaufman, Federico Muzzu e Saverio Peschiera.

Ispirato ad Atto senza parole (I) di Beckett, modificato nell'oggetto del desiderio: al posto della brocca d'acqua l'uomo insegue una donna in una scena scarna suddivisa in sei quadrati di luce, arredati con pile di piatti di ceramica ed in séguito da letti (gonfiabili). La frustrazione del crescente desiderio sessuale dell'uomo e della donna, che lo comanda, ne arbitra l'agire tramite il suo fischietto e ne condiziona i movimenti sulla scena all'inseguimento di lei. Il meccanismo imposto dalla donna, inizialmente perfetto (a fischio corrisponde l'accendersi e lo spegnersi delle luci e della musica), col crescere del desiderio (e della nudità) si fa più impreciso, fino alla perdita del controllo sull'uomo, che si astiene proprio quando potrebbe ottenere il soddisfacimento sessuale tanto inseguito. Fosse finito qui lo spettacolo sarebbe stato forse migliore; invece, con il crescere ed il sovrapporsi delle muische, i 4 letti rimasti sono progressivamente occupati da altre due donne e due uomini, monadi isolate e (si suppone) insoddisfatte.

Oltre a richiamare il pasoliniano Teorema, lo spettacolo sembra quasi un racconto morale di Rohmer: 'in amor vince chi fugge' e, per la protagonista femminile, 'chi troppo vuole nulla stringe'. Ben fatto senza dubbio, belle le musiche e le luci, solo (forse) un po' "troppo cerebrale...".

domenica 11 ottobre 2009

autunno caldo

Grazie, caro Ascanio...

potere al cinema!

Geniale Tarantino! Inglourious basterds (Usa-Germania 2009, 160') è puro piacere per amanti del cinema! Al di là delle tarantinate doc - violenza, sangue, citazioni, inserti in puro stile b-movie, come la 'ressurrezione' del soldato-attore che spara a Shoshanna e il mettere il dito nella piaga (in senso concerto), colonna sonora eccelsa, montaggio e ritmo impareggiabili, ottimi dialoghi - si ha la chiara percezione di assistere all'opera di un regista che si diverte a fare il suo lavoro e vuole divertire il pubblico. E la dissacrante fantasia del potere della macchina da presa si presta allo stravolgimento e ricreazione della più drammatica Storia del Novecento, una postuma rivincita sull'orrore e la violenza. Non c'è morale in questa storia, i grandi temi morali passano del tutto in secondo piano (anche la Shoah), ma ciò non sembra una banalizzazione all'americana: solo arte, che sceglie un ben preciso punto di osservazione.

Memorabili alcune scene: il rogo nel cinema, la taverna, tutta la prima sequenza, e, in generale, tutte le parti di Christoph Waltz, magistrale interprete del colonnello Hans Landa.

Last but not least: visto in lingua ha un senso (mistione di inglese, francese, tedesco e italiano), altrimenti - immagino - incomprensibile.

domenica 4 ottobre 2009

una giornata riuscita bene

Pranzo all'Ambasciatori per festeggiare, pomeriggio all'Arena del sole per l'open day del teatro - con visita guidata, letture di Marinella Manicardi (da Fois) e Alessandra Frabetti (da Lagarce, Le regole del saper vivere nella società moderna) e alcuni allievi dei laboratori teatrali delle Moline, 4 tanghi suonati dal gruppo Tango Creación (Michela Tintoni: violino; Monica Fini: pianoforte; Massimo De Stephanis: contrabbasso) - sera a Ferrara per il concerto-spettacolo Canzoni impopolari di Ascanio Celestini in piazza del Municipio all'interno di Internazionale a Ferrara (con Roberto Boarini, violoncello; Luca Caponi, batteria; Gianluca Casadei, fisarmonica; Matteo D'Agostino, chitarra). Un concerto molto ben riuscito, gustato seduti in terra su cartoni di fortuna, alcune canzoni nuove e quasi tutte quelle di Parole sante con qualche riarrangiamento: musiche stupende, testi densi, impegnati, graffianti e (sempre più) arrabbiati.

venerdì 2 ottobre 2009

breve trattato sulla leggerezza

Semplice, leggero e molto divertente Whatever Works (Basta che funzioni, Usa-Francia 2009), l'ultimo film di Woody Allen: una commedia metacinematografica costruita su personaggi-chiché, cinica e ben sceneggiata, con alcune battute memorabili. Nessuna morale, nessun insegnamento da impartire, solo la voglia di divertire il pubblico che sceglie "di restare in sala a guardare", per parafrasare le parole del protagonista.

e due...

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