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sabato 11 settembre 2010
bis
Anno ricco, "doppio bis, Ute Lemper e Fiorella Mannoia". Il bis del live di quest'ultima ieri sera alla festa dell'Unità: sempre coinvolgente e travolgente, specie con Il pescatore, Lunaspina e Via con me. Alcune variazioni rispetto al concerto del Manzoni, con in aggiunta Posso dire la mia sugli uomini e Belle speranze. E grandioso il mini fan-club alle nostre spalle!
sabato 14 agosto 2010
passeggiate al chiuso (tra musica e cinema)
Tra temporali e scrosci (quasi continui) di pioggia sono riuscito a fare qualcosa: ieri sera, prima edizione delle Passeggiate musicali. Festival internazionale di musica antica a Mergozzo: primo tempo con Ayako Matsunaga (violino) e Takashi Kaketa (violoncello) ad eseguire le sonate k 46d e 46e e il duo in do maggiore k 423 di Mozart (interessante, nonostante il fastidioso brusio del pubblico, quasi un basso continuo nella chiesa di santa Maria Assunta); secondo tempo con Avi Avital al mandolino - la vera scoperta della serata - che ha eseguito la terza partita in do maggiore di Filippo Sauli, un'eccellente trascrizione della ciaccona della seconda sonata in re minore per violino solo di Bach e tre travolgenti canzoni tradizionali sefardite (Etra la suerta, Como la rosa e Moranica); terzo con Alessandro Tampieri (violino barocco) e Giorgio Dellarole (fisarmonica '415') su musiche di compositori italiani di fine Cinquecento-inizio Seicento (Cima, Castello, Frescobaldi, Rognoni e Merula) decisamente noioso.
Oggi Locarno! Pietro (Italia 2010) di Daniele Gaglianone è un ottimo film: violenza genera violenza, che lo spettatore subisce sia quando è perpetrata ai danni del protagonista, sia quando è il ragazzo 'handicappato' (così si definisce egli stesso) ad esercitarla sugli altri. Ottimo l'uso dei suoni e del montaggio (ad esempio la scena sotto i portici di Torino con suonatore di fisarmonica), con gli stacchi al nero che corrispondono in situazioni differenti a quelli del sonoro. Storia scandita in brevi capitoli (che prendono il titolo da frasi pronunciate nel corso di essi), poi condensati e ripercorsi dal monologo finale di Pietro, che ha la medesima struttura impressionistica del film nel rievocare la propria nascita e passato scolastico. Le angherie inflittegli dai compagni, dal fratello (tossicomane) e dagli amici di questo nel corso di anni e serate al pub esplodono dopo il tentativo di violenza alla sua 'fidanzata' ("se arriva a millecinque..."): la redenzione non può fare parte di questo mondo di emarginati. Ciò nonostante (o proprio per questo), è un'opera di grande umanità.
A seguire il meraviglioso Ich will doch nur, dass ihr mich liebt (Germania 1976) di Rainer Werner Fassbinder, in versione restaurata: agghiacciante apologo sul rapporto genitori-figli unito all'idea capitalista "produci, consuma, crepa": tentativo (destinato alla catastrofe) di un muratore di farsi amare dalla propria famiglia e di essere degno della loro attenzione, anche a costo di una rovinosa gara di emulazione nel raggiungimento di uno standard altoborghese di benessere e comfort. Il (troppo) lavoro non nobilita, ma spersonalizza, mentre il modello di sociatà lo costringe subliminalmente a acquistare elettrodomestici per la moglie indebitandosi fino al collo. Lapidari i cartelli (che illustrano il rapporto genitori-figlio) e il titolo finale, quasi un cartello godardiano.
Oggi Locarno! Pietro (Italia 2010) di Daniele Gaglianone è un ottimo film: violenza genera violenza, che lo spettatore subisce sia quando è perpetrata ai danni del protagonista, sia quando è il ragazzo 'handicappato' (così si definisce egli stesso) ad esercitarla sugli altri. Ottimo l'uso dei suoni e del montaggio (ad esempio la scena sotto i portici di Torino con suonatore di fisarmonica), con gli stacchi al nero che corrispondono in situazioni differenti a quelli del sonoro. Storia scandita in brevi capitoli (che prendono il titolo da frasi pronunciate nel corso di essi), poi condensati e ripercorsi dal monologo finale di Pietro, che ha la medesima struttura impressionistica del film nel rievocare la propria nascita e passato scolastico. Le angherie inflittegli dai compagni, dal fratello (tossicomane) e dagli amici di questo nel corso di anni e serate al pub esplodono dopo il tentativo di violenza alla sua 'fidanzata' ("se arriva a millecinque..."): la redenzione non può fare parte di questo mondo di emarginati. Ciò nonostante (o proprio per questo), è un'opera di grande umanità.
A seguire il meraviglioso Ich will doch nur, dass ihr mich liebt (Germania 1976) di Rainer Werner Fassbinder, in versione restaurata: agghiacciante apologo sul rapporto genitori-figli unito all'idea capitalista "produci, consuma, crepa": tentativo (destinato alla catastrofe) di un muratore di farsi amare dalla propria famiglia e di essere degno della loro attenzione, anche a costo di una rovinosa gara di emulazione nel raggiungimento di uno standard altoborghese di benessere e comfort. Il (troppo) lavoro non nobilita, ma spersonalizza, mentre il modello di sociatà lo costringe subliminalmente a acquistare elettrodomestici per la moglie indebitandosi fino al collo. Lapidari i cartelli (che illustrano il rapporto genitori-figlio) e il titolo finale, quasi un cartello godardiano.
venerdì 30 luglio 2010
musica in atto
Tre giorni che hanno come denominatore comune la musica, in tre diverse forme: martedì, Chiostro di San Martino (all'interno di MusicaInsieme), la prima delle tre serate di Cristina Zavalloni, Folk Songs, accompagnata dall'Ensemble Sentieri Selvaggi (Paola Fre, flauto; Mirco Ghirardini, clarinetto; Francesca Tirale, arpa; Andrea Dulbecco e Luca Gusella, percussioni; Paolo Fumagalli, viola; Giorgio Casati, violoncello; Andrea Rebaudengo, pianoforte; Carlo Boccadoro, direzione). Programma tutto novecentesco e molto suggestivo:
G. Ligeti, da Musica Ricercata per pianoforte solo (II. Mesto rigido e cerimoniale [quello di Eyes wide shut]; III. Allegro con spirito; IV. Tempo di valse (à l'orgue de Barbarie); VII. Cantabile, molto legato; VIII. Vivace. Energico)
X. Monstalvatage, Cinco Canciones Negras per voce e pianoforte (Cuba dentro de un piano; Punto de habanera; Chévere; Canciòn de cuna para dormir a un negrito; Canto negro)
W. Lutoslawski, Preludia Taneczne (Dance Preludes) per clarinetto e pianoforte
L. Berio, Folk Songs per flauto, clarinetto, arpa, viola, violoncello e due percussionisti [meraviglioso].
***
Mercoledì, parco della Zucca, Ballarini - studio (da trilogia degli occhiali, cap. III) di Emma Dante, con Manuela Lo Sicco e Sabino Civilleri: un'anteprima di uno spettacolo in costruzione, e il primo cui assistiamo della regista siciliana. Ottima impressione, sporattutto bravissimi gli attori nella loro fisicità scenica. L'impianto ricorda alla lontana 5 x 2 di Ozon: una coppia di anziani (molto grotteschi, forse un po' troppo, per quanto sia uno dei temi di tutta l'azione scenica) si prepara a festeggiare il capodanno, con coriandoli, una trombetta e un misero petardo, lei porge a lui quello che dev'essere l'abito migliore, si amano in piedi e estraggono dai due bauli in scena alcuni oggetti: una bottiglia di spumante, il velo da sposa, un carillon, che lei comincia a suonare. Si ode solo qualcosa, poi pian piano la musica sale, sono canzoni celeberrime e pop anni '50-'70. La coppia comincia a ballare, spogliandosi delle maschere e progressivamente di tutti i vestiti in una corsa all'indietro nel tempo, una storia d'amore lunga una vita rivissuta ballando ad un ritmo frenetico (e in margine ai testi delle canzoni, non si può non ricordare la frase di Fanny Ardant in La femme d'à côté): un figlio, il matrimonio, un capodanno passato, la richiesta di matrimonio, i giochi fatti da bambini. Sempre vorticosamente il passato svanisce, torna il triste presente, con la morte di lui, che la donna percepisce quando il suo gesto consueto di mostrare al marito il fazzoletto dopo un accesso di starnuti si perde nella sua assenza. Intenso e molto promettente.
***
Ieri sera, auditorium DMS (causa diluvio), terza puntata della Zavalloni, Per caso Aznavour, accompagnata da eccellenti strumentisti: Stefano De Bonis, pianoforte; Antonio Borghini, basso elettrico; Cristiano Calcagnile, batteria e percussioni. Tra musiche di Charles Aznavour e Cristina Zavalloni. Entusiasmante, specie il brano Solidago, la ricetta di una medicina omeopatica con incastonata all'interno il rembetico Kaigomai, kaigomai.
G. Ligeti, da Musica Ricercata per pianoforte solo (II. Mesto rigido e cerimoniale [quello di Eyes wide shut]; III. Allegro con spirito; IV. Tempo di valse (à l'orgue de Barbarie); VII. Cantabile, molto legato; VIII. Vivace. Energico)
X. Monstalvatage, Cinco Canciones Negras per voce e pianoforte (Cuba dentro de un piano; Punto de habanera; Chévere; Canciòn de cuna para dormir a un negrito; Canto negro)
W. Lutoslawski, Preludia Taneczne (Dance Preludes) per clarinetto e pianoforte
L. Berio, Folk Songs per flauto, clarinetto, arpa, viola, violoncello e due percussionisti [meraviglioso].
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Mercoledì, parco della Zucca, Ballarini - studio (da trilogia degli occhiali, cap. III) di Emma Dante, con Manuela Lo Sicco e Sabino Civilleri: un'anteprima di uno spettacolo in costruzione, e il primo cui assistiamo della regista siciliana. Ottima impressione, sporattutto bravissimi gli attori nella loro fisicità scenica. L'impianto ricorda alla lontana 5 x 2 di Ozon: una coppia di anziani (molto grotteschi, forse un po' troppo, per quanto sia uno dei temi di tutta l'azione scenica) si prepara a festeggiare il capodanno, con coriandoli, una trombetta e un misero petardo, lei porge a lui quello che dev'essere l'abito migliore, si amano in piedi e estraggono dai due bauli in scena alcuni oggetti: una bottiglia di spumante, il velo da sposa, un carillon, che lei comincia a suonare. Si ode solo qualcosa, poi pian piano la musica sale, sono canzoni celeberrime e pop anni '50-'70. La coppia comincia a ballare, spogliandosi delle maschere e progressivamente di tutti i vestiti in una corsa all'indietro nel tempo, una storia d'amore lunga una vita rivissuta ballando ad un ritmo frenetico (e in margine ai testi delle canzoni, non si può non ricordare la frase di Fanny Ardant in La femme d'à côté): un figlio, il matrimonio, un capodanno passato, la richiesta di matrimonio, i giochi fatti da bambini. Sempre vorticosamente il passato svanisce, torna il triste presente, con la morte di lui, che la donna percepisce quando il suo gesto consueto di mostrare al marito il fazzoletto dopo un accesso di starnuti si perde nella sua assenza. Intenso e molto promettente.
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Ieri sera, auditorium DMS (causa diluvio), terza puntata della Zavalloni, Per caso Aznavour, accompagnata da eccellenti strumentisti: Stefano De Bonis, pianoforte; Antonio Borghini, basso elettrico; Cristiano Calcagnile, batteria e percussioni. Tra musiche di Charles Aznavour e Cristina Zavalloni. Entusiasmante, specie il brano Solidago, la ricetta di una medicina omeopatica con incastonata all'interno il rembetico Kaigomai, kaigomai.
giovedì 15 luglio 2010
uno-due
Martedì, Imola, Rocca Sforzesca, apertura di Emilia Romagna Festival: stupendo concerto di Ute Lemper accompagnata dalla Filarmonica Arturo Toscanini diretta da Jan Latham-Koenig. Merita citare il programma per intero (con commenti tra parentesi):
I tempo, Nino Rota, medley della sola orchestra da Amarcord, La dolce vita e 8 1/2 (per restare in tema felliniano, il vento - quantomai gradito - gioca con gli spartiti: scene alla Keaton-Chaplin del finale di Limelight); Weill-Brecht, Moritat (puro piacere); Weill-Fernay, Youkali (tradizionale nell'esecuzione, anni '30; a me ricorda inevitabilmente il meraviglioso Max Gericke della Pozzi); Weill-Brecht, Der Song der Mandelay (travolgente); Weill-Deval, J'attend un naivre (piacevole scoperta); Weill-Nash, Speak low; Weill-Ira Gershwin, Saga of Jenny.
II tempo: Piazzolla, Oblivion (solo archi, eccellente); Marguerite Monnot-Moustaki, Milord (meravigliosa); Brel, Amsterdam e Ne me quitte pas (arrangiamenti simili a quelli sentiti a Padova, commoventi); Glanzberg-Contet, Padam (la vera scoperta, novecentesco, la voce del vento che ti insegue per Parigi); Piazzolla, Libertango (solo orchestra, non male, ma mi manca un bandoneon...); Kander, All that jazz (cabaret puro, con la Lemper che sfoggia il suo migliore repertorio di animale da palcoscenico: vale tutto lo spettacolo!); Kander-Ebb, Cabaret (degna chiusura di uno splendido concerto).
Bis: La vie en rose e All that jazz.
***
Ieri sera, Parco della Zucca, museo della Memoria, Maggio '43 di e con Davide Enia, accompagnato alla chitarra e carillon da Giulio Broccheri (e preceduto da inatteso sound-check in scena (h. 20.50) chiuso con My funny Valentine). Un cunto che nasce da (e finisce con) un altro, una storia privata (della famiglia dell'attore) che si fa saga e leggenda nel racconto. Il giovane Gioacchino racconta alla tomba del fratello ciò che è successo attorno a quel maggio, quando la sua famiglia sfollò fortunatamente da Palermo prima che venisse bombardata a tappeto dagli alleati. Tra italiano e palermitano (con alcune indispensabili glosse), scandito dal movimento dei piedi e delle gambe di Enia (sempre seduto), il cunto procede con una sapiente mescolanza di pianto e riso, di momenti esilaranti (il gioco delle carte dello zio, la bicicletta, i limoni: ma è un riso che nasce da una situazione drammatica, è un riso liberatorio a posteriori) e drammatici, come il racconto del rastrellamento al mercato nero: la violenza sessuale di un gerarca fascista travestito da prete ad una donna, cui assiste dall'alto Gioacchino, che poi mente di fronte alle richieste di notizie del figlio di quella: "non ho visto niente" è il suo grido, che ripete anche alla donna cui ha sottratto le 10 lire che aveva lasciato sotto un sasso e che sarebbero servite a sfamare il proprio figlio. Da menzionare anche l'apporto di cicale e aerei che passano al momento giusto. Stupendo e da rivedere.
I tempo, Nino Rota, medley della sola orchestra da Amarcord, La dolce vita e 8 1/2 (per restare in tema felliniano, il vento - quantomai gradito - gioca con gli spartiti: scene alla Keaton-Chaplin del finale di Limelight); Weill-Brecht, Moritat (puro piacere); Weill-Fernay, Youkali (tradizionale nell'esecuzione, anni '30; a me ricorda inevitabilmente il meraviglioso Max Gericke della Pozzi); Weill-Brecht, Der Song der Mandelay (travolgente); Weill-Deval, J'attend un naivre (piacevole scoperta); Weill-Nash, Speak low; Weill-Ira Gershwin, Saga of Jenny.
II tempo: Piazzolla, Oblivion (solo archi, eccellente); Marguerite Monnot-Moustaki, Milord (meravigliosa); Brel, Amsterdam e Ne me quitte pas (arrangiamenti simili a quelli sentiti a Padova, commoventi); Glanzberg-Contet, Padam (la vera scoperta, novecentesco, la voce del vento che ti insegue per Parigi); Piazzolla, Libertango (solo orchestra, non male, ma mi manca un bandoneon...); Kander, All that jazz (cabaret puro, con la Lemper che sfoggia il suo migliore repertorio di animale da palcoscenico: vale tutto lo spettacolo!); Kander-Ebb, Cabaret (degna chiusura di uno splendido concerto).
Bis: La vie en rose e All that jazz.
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Ieri sera, Parco della Zucca, museo della Memoria, Maggio '43 di e con Davide Enia, accompagnato alla chitarra e carillon da Giulio Broccheri (e preceduto da inatteso sound-check in scena (h. 20.50) chiuso con My funny Valentine). Un cunto che nasce da (e finisce con) un altro, una storia privata (della famiglia dell'attore) che si fa saga e leggenda nel racconto. Il giovane Gioacchino racconta alla tomba del fratello ciò che è successo attorno a quel maggio, quando la sua famiglia sfollò fortunatamente da Palermo prima che venisse bombardata a tappeto dagli alleati. Tra italiano e palermitano (con alcune indispensabili glosse), scandito dal movimento dei piedi e delle gambe di Enia (sempre seduto), il cunto procede con una sapiente mescolanza di pianto e riso, di momenti esilaranti (il gioco delle carte dello zio, la bicicletta, i limoni: ma è un riso che nasce da una situazione drammatica, è un riso liberatorio a posteriori) e drammatici, come il racconto del rastrellamento al mercato nero: la violenza sessuale di un gerarca fascista travestito da prete ad una donna, cui assiste dall'alto Gioacchino, che poi mente di fronte alle richieste di notizie del figlio di quella: "non ho visto niente" è il suo grido, che ripete anche alla donna cui ha sottratto le 10 lire che aveva lasciato sotto un sasso e che sarebbero servite a sfamare il proprio figlio. Da menzionare anche l'apporto di cicale e aerei che passano al momento giusto. Stupendo e da rivedere.
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sabato 6 febbraio 2010
come fosse un film muto
Esperienza strana, ma avvincente il film-concerto Aphaville Suite: il film di Godard (Alphaville, une étrange avventure de Lemmy Caution, Francia 1965) proiettato muto e sottotitolato mentre una band jazz suona la composizione di William Parker, come se si trattasse di un accompagnamento ad un fil muto (penso per atmosfere jazz a The crowd visto quest'estate). Questa la composizione della band: Lewis Barnes, tromba; Rob Brown, sax alto; William Parker, contrabbasso; Hamid Drake, batteria; Emanuele Parrini, violino; Paolo Botti, viola; Stefano Amato, violoncello; Francesco Guerri, violoncello; Cristina Zavalloni, voce. L'atmosfera ricreata è stupenda, alcuni eccellenti momenti di jazz (oltre al contrabbasso e alla batteria meravigliosi, un assolo della Zavallone - che duende! - e uno di violino sul finale), ma su tutto è il film che ne guadagna di più. Lo vidi anni fa in tv e mi piacque il giusto, ma giovedì sera l'ho molto rivalutato: la riflessione sul linguaggio nel mondo di Alphaville (ma siamo a Parigi) è notevole (il Ministero della Semantica, i dizionari cambiati di frequente, dove si eliminano parole 'obsolete', "nuove parole, nuovi pensieri"). E poi la ricerca cromatica - il bianco e nero rivoltato in negativo, gli inserti cromatici, i tipici cartelli colorati godardiani, le virature in rosso e blu (come negli anni '20) -, la sgangheratezza del b-movie parodico, à la 007, con il tipico "je t'aime" finale durante la fuga finale da Alphaville (come in Blade runner).
mercoledì 3 febbraio 2010
a little bit late
Causa ortografici pensieri dominanti ho ritardato il dovuto post (e sarò di ecessità sintetico).
Venerdì L'uomo che verrà di Giorgio Diritti (Italia 2009): confesso di avere dei problemi con la poetica del regista, che trovo fredda, un po' artificiosa e poco emozionante (nulla da dire sulle inquadrature e le luci: lo preferirei come semplice fotografo); hai ragione a dire che mancano adeguati riferimenti alla Storia (sarebbero state necessrie più date, o almeno una grande didascalia finale per spiegare cosa è accaduto a Marzabotto e perché); talvolta la narrazione e i dialoghi sanno di fiction televisiva; stupenda la colonna sonora.
Sabato, Imola, Teatro dell'Osservanza, La strana coppia di Neil Simon, con Mariangela D’Abbraccio e Elisabetta Pozzi (regia Francesco Tavassi): abbiamo capito che noi abbiamo qualche problema con Simon (i suoi testi sentono tutto il tempo che è passato, come A piedi nudi nel parco); dialoghi piacevoli un po' alla Sex and the city; molto piacevole il primo atto (adorabile il caos); bravi gli attori; piacevole (e forse chiediamo sempre l'eccellenza). Ma la cosa più bella è la chiacchierata nei camerini dopo lo spettacolo (con alcune gustose anticipazioni).
Domenica (partenza nevosa), Padova (sole), Teatro Verdi, Ute Lemper con lo spettacolo Last tango in Berlin. From Brecht in Berlin to the bars of Buenos Aires: travolgente, uno dei concerti più belli mai vissuti: brani di Bertolt Brecht e Kurt Weill, le canzoni di Edith Piaf e di Jacques Brel, tanghi di Astor Piazzolla e E la nave va di Nino Rota. La Lemper è un animale da palcoscenico, i musicisti sono molto bravi e meravigliose sono le contaminazioni jazz. Da ricordare Los pajaros perdidos, Maria de Buenos Aires, Mackie Messer (che inizia a tango con bandoneon solo, si trasforma in improvvisazione jazz e finisce in tango), Lili Marlene (che si trasforma in jazz con inserti dai Doors - show me the way to ne next whyski bar - con la Lemper sul pianoforte che imita con la propria voce il suono del sax). E straordinario il bis (sussurrato e sofferto) di Ne me quitte pas. E ho tralasciato tutte le emozioni provate! Uao!
Venerdì L'uomo che verrà di Giorgio Diritti (Italia 2009): confesso di avere dei problemi con la poetica del regista, che trovo fredda, un po' artificiosa e poco emozionante (nulla da dire sulle inquadrature e le luci: lo preferirei come semplice fotografo); hai ragione a dire che mancano adeguati riferimenti alla Storia (sarebbero state necessrie più date, o almeno una grande didascalia finale per spiegare cosa è accaduto a Marzabotto e perché); talvolta la narrazione e i dialoghi sanno di fiction televisiva; stupenda la colonna sonora.
Sabato, Imola, Teatro dell'Osservanza, La strana coppia di Neil Simon, con Mariangela D’Abbraccio e Elisabetta Pozzi (regia Francesco Tavassi): abbiamo capito che noi abbiamo qualche problema con Simon (i suoi testi sentono tutto il tempo che è passato, come A piedi nudi nel parco); dialoghi piacevoli un po' alla Sex and the city; molto piacevole il primo atto (adorabile il caos); bravi gli attori; piacevole (e forse chiediamo sempre l'eccellenza). Ma la cosa più bella è la chiacchierata nei camerini dopo lo spettacolo (con alcune gustose anticipazioni).
Domenica (partenza nevosa), Padova (sole), Teatro Verdi, Ute Lemper con lo spettacolo Last tango in Berlin. From Brecht in Berlin to the bars of Buenos Aires: travolgente, uno dei concerti più belli mai vissuti: brani di Bertolt Brecht e Kurt Weill, le canzoni di Edith Piaf e di Jacques Brel, tanghi di Astor Piazzolla e E la nave va di Nino Rota. La Lemper è un animale da palcoscenico, i musicisti sono molto bravi e meravigliose sono le contaminazioni jazz. Da ricordare Los pajaros perdidos, Maria de Buenos Aires, Mackie Messer (che inizia a tango con bandoneon solo, si trasforma in improvvisazione jazz e finisce in tango), Lili Marlene (che si trasforma in jazz con inserti dai Doors - show me the way to ne next whyski bar - con la Lemper sul pianoforte che imita con la propria voce il suono del sax). E straordinario il bis (sussurrato e sofferto) di Ne me quitte pas. E ho tralasciato tutte le emozioni provate! Uao!
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giovedì 26 novembre 2009
da Piazzolla a Piazzolla (con tappe intermedie)
Piacevole concerto di tango in Aula absidale all'interno del festival Suoni dal mondo: il Quartetto Novitango, composto da Hugo Aisemberg (pianoforte) e Jean Gambini (contrabbasso) - molto bravi entrambi -, Francesco Manna (flauto), Juan Lucas Aisemberg (viola) - meno convincenti -, ha sfornato un repertorio abbastanza tradizionale, con venature jazz: molto Piazzolla (Ouverture e Contramilonga dell'opera Maria de Buenos Aires, Michelangelo 70, Oblivion, Libertango, e i bis: Escualo, Milonga del Angel, Muerte del Angel), inframezzato da tanghi e milonghe della tradizione (su tutti La trampera, carina la versione de La cumparsita, non entusiasmante Gallo ciego, un po' jazzata e poco riconoscibile). Si sente però molto in certi brani l'assenza del bandoneon (specie in Piazzolla, quasi inconcepibile).
martedì 3 novembre 2009
pioggia, vento, autostrada, musica
Gita fuori porta (a Firenze, Teatro della Pergola - molto carino) per il concerto di Katia e Marielle Labèque (ad un anno circa da quello di Modena), accompagnate nel Bolero dai percussionisti Fred Chambon, Thierry Biscary e Paxkal Indo. Programma:
I. Albeniz, Iberia, Libro I: Evocacion (arr. A. Decaux), El puerto (arr. A. Decaux), El Corpus Christi en Sevilla (arr. A. Decaux); Iberia, Libro II: Triana (arr. E. Granados); Iberia, Libro III: El polo (arr. J.A. Amargos); Iberia, Libro IV: Malaga (arr. J.A. Amargos); Iberia, Libro IV: El Albaicin (arr. J.A. Amargos).
C. Debussy, Nocturnes: Nuages, Fêtes (arr. M. Ravel).
M. Ravel, Bolero (versione originale per due pianoforti, con arrangiamento di percussioni basche di T. Biscary e P. Indo).
Bis dei bravissimi percussionisti baschi (che fanno partecipare il pubblico!). Bella serata.
I. Albeniz, Iberia, Libro I: Evocacion (arr. A. Decaux), El puerto (arr. A. Decaux), El Corpus Christi en Sevilla (arr. A. Decaux); Iberia, Libro II: Triana (arr. E. Granados); Iberia, Libro III: El polo (arr. J.A. Amargos); Iberia, Libro IV: Malaga (arr. J.A. Amargos); Iberia, Libro IV: El Albaicin (arr. J.A. Amargos).
C. Debussy, Nocturnes: Nuages, Fêtes (arr. M. Ravel).
M. Ravel, Bolero (versione originale per due pianoforti, con arrangiamento di percussioni basche di T. Biscary e P. Indo).
Bis dei bravissimi percussionisti baschi (che fanno partecipare il pubblico!). Bella serata.
mercoledì 23 settembre 2009
Bach
Ieri sera in san Filippo Neri Ramin Bahrami e Umberto Clerici (oltre alla loro indiscussa bravura ricorderemo sempre i salti sullo sgabello e la bocca aperta dell'uno e le facce dell'altro) sono stati protagonisti di un intenso concerto imperniato su Bach:
sonata n. 1 in sol maggiore BWV 1027 per viola da gamba e clavicembalo concertante
partita n. 1 in si bemolle maggiore BMV 825 per clavicembalo
sonata n. 2 in re maggiore BWV 1028 per viola da gamba e clavicembalo concertante
suite n. 3 in do maggiore BWV 109 per violoncello solo
sonata n. 3 in sol minore BWV 1029 per viola da gamba e clavicembalo concertante
(bis) ultimo movimento di Brahms, sonata n. 38 (?) e l'allegro della sonata in re maggiore (di Clerici abbiamo anche apprezzato la spiegazione della scelta del primo, la giusta ironia sul richiesto crescendo dei bis, da suonare finché gli strumenti non prendano fuoco, e il gesto di chiudere la tastiera del piano).
sonata n. 1 in sol maggiore BWV 1027 per viola da gamba e clavicembalo concertante
partita n. 1 in si bemolle maggiore BMV 825 per clavicembalo
sonata n. 2 in re maggiore BWV 1028 per viola da gamba e clavicembalo concertante
suite n. 3 in do maggiore BWV 109 per violoncello solo
sonata n. 3 in sol minore BWV 1029 per viola da gamba e clavicembalo concertante
(bis) ultimo movimento di Brahms, sonata n. 38 (?) e l'allegro della sonata in re maggiore (di Clerici abbiamo anche apprezzato la spiegazione della scelta del primo, la giusta ironia sul richiesto crescendo dei bis, da suonare finché gli strumenti non prendano fuoco, e il gesto di chiudere la tastiera del piano).
lunedì 17 agosto 2009
tra un preparativo e l'altro
Prima di essere travolto: visto l'altra sera in tv Colazione da Tiffany (carino, molto meglio nel primo tempo, il secondo perde un po' la brillantezza); domenica sera in piazza Santo Stefano concerto dell'orchestra del Teatro comunale di Bologna (Vivaldi, Elgar, Eine kleine Nachtmusik di Mozart, mai ascoltata dal vivo: piacevole).
venerdì 7 agosto 2009
ma proprio a Quarna Sotto dovevo andare...
... al Museo Etnografico e dello Strumento Musicale a Fiato, per ascoltare dal vivo Javier Girotto? Quasi un'ora e mezza di musica insieme all'Atem Sax Quartet (David Brutti, Matteo Villa, Davide Bartelucci, Massimo Valentini), tra ritmi di tango e jazz, la sua impronta inconfondibile. Girotto suona in piedi, salta, si agita, sembra spremere la musica dal suo sax soprano, suda, estrae la musica con fatica, la plasma davanti agli spettatori come se la (ri)creasse per la prima volta. E spiega la genesi di alcuni brani (Para la abuela Elisa, SUIX, La luna) e degli strani strumenti andini (quena e moxeno flute), pagati con un'arcaica libagline alla Terra, secondo la richiesta di chi li aveva fabbricati. Gran bel concerto!
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giovedì 6 novembre 2008
Labèque, Poulenc, Berlioz ...
Teatro comunale Luciano Pavarotti di Modena
Mercoledì 5 novembre, h. 21
ORCHESTRE NATIONAL DU CAPITOL DE TOULOUSE
Katia e Marielle Labèque - pianoforte
Tugan Sokhiev - direttore
Francis Poulenc, Concerto in re minore per due pianoforti e orchestra (straordinario! In platea, seconda fila, dalla parte di Katia, un'invasata che soffia, mormora, si agita, salta sui tasti... un'attrice)
Seguono due bis, Jazz Suite n. 25 (per festeggiare la nottata americana della notte passata) e una polka di Berio.
Hector Berlioz, Sinfonia fantastica op. 14
Hector Berlioz, Il corsaro, ouverture
bis 1: Leoncavallo, Pagliacci, intermezzo
bis 2: Bizet, Carmen, Habanera
Serata fantastica!
Mercoledì 5 novembre, h. 21
ORCHESTRE NATIONAL DU CAPITOL DE TOULOUSE
Katia e Marielle Labèque - pianoforte
Tugan Sokhiev - direttore
Francis Poulenc, Concerto in re minore per due pianoforti e orchestra (straordinario! In platea, seconda fila, dalla parte di Katia, un'invasata che soffia, mormora, si agita, salta sui tasti... un'attrice)
Seguono due bis, Jazz Suite n. 25 (per festeggiare la nottata americana della notte passata) e una polka di Berio.
Hector Berlioz, Sinfonia fantastica op. 14
Hector Berlioz, Il corsaro, ouverture
bis 1: Leoncavallo, Pagliacci, intermezzo
bis 2: Bizet, Carmen, Habanera
Serata fantastica!
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