E anche questa volta, con Porco Rosso (Giappone 1992), Miyazaki ci incanta. Meno magia del solito (ad eccezione della misteriosa metamorfosi del protagonista), disegni (apparentemente) più semplici, ma storia avvincente, densa di passione e ironia, del tutto in linea con l'immagine che si ha della fine degli anni '20 (la storia è ambientata nel 1929 in sul mare Adriatico che ricorda molto l'Oceano Pacifico). Un epoca in cui i 'baroni rossi' ed i loro valori sono sul viale del tramonto: la prima Guerra Mondiale si è portata via gran parte di loro, le cui anime sono perennemente in volo con i loro aerei in una Via Lattea degli aviatori (sequenza splendida).
Il nostro eroe è un cavaliere antico (la scazzottata dopo il duello aereo per onore e per salvare la ragazza da un matrimonio), che non si piega alla modernità (la riparazione del vecchio aereo da guerra), al fascismo e all'amore (ma il finale aperto lascia aperta ogni possibile interpretazione). Poesia pura!
martedì 23 novembre 2010
domenica 21 novembre 2010
salvezza francese
Dopo il deludentissimo Sunset limited - spettacolo di Andrea Adriatico tratto dal testo (interessante dialogo 'socratico') di Cormac McCarthy visto sabato all'Arena del Sole (avrebbe bisogno di altri 6 mesi di studio e preparazione, dato che i monocordi attori Stefano Dionisi e Mambaye Diop non ricordano le battute e si sbagliano più volte; poco chiaro l'interno scenografato come esterno con foglie secche sulla banchina della metro) - François Ozon è venuto in nostro soccorso: Potiche (Francia 2010), visto in v.o. al Lumière, è una boccata di ossigeno. Nel complesso esile, è una commedia molto divertente nella sua semplicità, che vive della bella prova della Deneuve, donna-soprammobile (dal passato ricco di uomini) che prende in mano la propria vita con determinazione. Ambientata nel 1977/8, parla in realtà della società contemporanea, affrontando con molta ironia il ruolo della donna sul lavoro e nella famiglia, tra pregiudizi atavici e giuste rivendicazioni tuttora ingiustamente frustrate. Come mi fai notare, l'uso delle canzoni ricorda il teorema di Truffaut.
venerdì 19 novembre 2010
Zusammenfassung (2)
Domenica 7, Teatro Comunale di Ferrara: Donna Rosita nubile di F. Garcia Lorca, adattamento e regia Lluís Pasqual: testo datato (poco digeribile lo stile del grande letterato spagnolo sulla scena contemporanea), messa in scena tradizionale, incongruente il ruolo di Andrea Jonasson (per niente adatto a lei).
Mercoledì 10, Europa cinema: Gorbaciof (Italia 2010) di Stefano Incerti. Film dignitoso (ma nulla di più) costruito attorno a Toni Servillo; trama (non molto solida), regia e montaggio ricalcano Le conseguenze dell'amore.
Sabato 13, Arena del Sole: Il malato immaginario, regia di Gabriele Lavia, ist eine einzige Katastrophe! La prima volta che si fugge da teatro all'intervallo (ma già dopo la prima mezz'ora gli istinti fuggiaschi erano forti). Inconsistente e vanamente fastidioso. E gli inserti beckettiani che senso hanno? E la recitazione? Io con Lavia ho chiuso (dopo il Macbeth e le Memorie dal sottosuolo, che pure qualcosa di buono lo avevano...).
Domenica 14, Teatro Regio di Parma: Tutto su mia madre, regia di Leo Muscato, con Elisabetta Pozzi (Manuela), Alvia Reale (Huma Rojo), Eva Robin's (Agrado), Paola Di Meglio (madre di Rosa, Alicia, Isabel), Alberto Fasoli (dottore, Mario del Toro, Alex), Silvia Giulia Mendola (Suor Rosa), Giovanna Mangiù (Nina Cruz), Alberto Onofrietti (Esteban). Opera corale meravigliosa, ben orchestrata, coinvolgente, emozionante, regge il confronto con lo splendido film di Almodovar grazie all'utilizzo di un linguaggio diverso. Da rivedere ad ogni costo!
Martedì 16, Lumière: Noi credevamo (Italia 2010) di Mario Martone. Deludente, poco coinvolgente (a tratti noiosetto e comunque migliore il 4° episodio; barbaramente tagliato specie nel 1°), con alcuni voluti anacronismi non del tutto giustificati (se servono a rimarcare i probblemi contemporanei legati all'unità, beh, si poteva fare di meglio...).
Avrò dimenticato qualcosa?
Sì: Contracorriente di Javier Fuentes-León (Perù-Colombia-Francia-Germania 2009): sembra una soap, autogettizzante, orrendo.
Mercoledì 10, Europa cinema: Gorbaciof (Italia 2010) di Stefano Incerti. Film dignitoso (ma nulla di più) costruito attorno a Toni Servillo; trama (non molto solida), regia e montaggio ricalcano Le conseguenze dell'amore.
Sabato 13, Arena del Sole: Il malato immaginario, regia di Gabriele Lavia, ist eine einzige Katastrophe! La prima volta che si fugge da teatro all'intervallo (ma già dopo la prima mezz'ora gli istinti fuggiaschi erano forti). Inconsistente e vanamente fastidioso. E gli inserti beckettiani che senso hanno? E la recitazione? Io con Lavia ho chiuso (dopo il Macbeth e le Memorie dal sottosuolo, che pure qualcosa di buono lo avevano...).
Domenica 14, Teatro Regio di Parma: Tutto su mia madre, regia di Leo Muscato, con Elisabetta Pozzi (Manuela), Alvia Reale (Huma Rojo), Eva Robin's (Agrado), Paola Di Meglio (madre di Rosa, Alicia, Isabel), Alberto Fasoli (dottore, Mario del Toro, Alex), Silvia Giulia Mendola (Suor Rosa), Giovanna Mangiù (Nina Cruz), Alberto Onofrietti (Esteban). Opera corale meravigliosa, ben orchestrata, coinvolgente, emozionante, regge il confronto con lo splendido film di Almodovar grazie all'utilizzo di un linguaggio diverso. Da rivedere ad ogni costo!
Martedì 16, Lumière: Noi credevamo (Italia 2010) di Mario Martone. Deludente, poco coinvolgente (a tratti noiosetto e comunque migliore il 4° episodio; barbaramente tagliato specie nel 1°), con alcuni voluti anacronismi non del tutto giustificati (se servono a rimarcare i probblemi contemporanei legati all'unità, beh, si poteva fare di meglio...).
Avrò dimenticato qualcosa?
Sì: Contracorriente di Javier Fuentes-León (Perù-Colombia-Francia-Germania 2009): sembra una soap, autogettizzante, orrendo.
sabato 6 novembre 2010
Tati è di nuovo tra noi
Da una sceneggiatura di Jacques Tati mai portata sullo schermo nasce L'illusionista (L'illusioniste, UK-Francia 2010) di Sylvain Chomet, già autore del meraviglioso Appuntamento a Belleville. Non poteva che essere il disegno l'unico modo per mettere in scena questa storia tanto triste, che ha in sé tutti gli elementi della poetica e della comicità del grande comico francese: la fine di un mondo e di un determinato tipo di comicità di fronte all'avanzare inesorabile di una modernità senza umanità, maghi e clown votati al fallimento, alla solitudine e alla strada, senza che nessuno li possa salvare (come non ricordarsi di Memorie di un clown?). Il consumismo (della ragazzina) che contagia ogni strato della società; l'alienazione della vita da ufficio (il mago è un pesce fuor d'acqua) o in officina.
Film meraviglioso con molte sequenze da ricordare, tra cui l'inizio, con l'ingresso sul palcoscenico della dinoccolata cantante subito dopo l'esibizione di Tatischeff (il vero cognome di Tati) che cerca di recuperare lo scorbutico (e ribelle) coniglio; i numerosi gag, come tutta la sequenza nell'officina, la zuppa cucinata dalla ragazzina (di coniglio?) o la nevicata (di piume); il mago che entra al cinema durante la proiezione di Mon oncle.
Film meraviglioso con molte sequenze da ricordare, tra cui l'inizio, con l'ingresso sul palcoscenico della dinoccolata cantante subito dopo l'esibizione di Tatischeff (il vero cognome di Tati) che cerca di recuperare lo scorbutico (e ribelle) coniglio; i numerosi gag, come tutta la sequenza nell'officina, la zuppa cucinata dalla ragazzina (di coniglio?) o la nevicata (di piume); il mago che entra al cinema durante la proiezione di Mon oncle.
giovedì 28 ottobre 2010
semplice ed efficace
Descriverei così il documentario Parole sante (Italia 2007) di Ascanio Celestini; al di là di alcuni dettagli tecnici su cui si può sorvolare, il documentario racconta la storia del collettivo PrecariAtesia e, più in generale, fotografa un momento storico del lavoro precario in Italia. La storia è in un certo senso piccola (non nel senso delle donne e degli uomini coinvolti, ma nel senso che si tratta di una sola azienda), ma le conclusioni (drammatiche) non possono che valere in generale, come sintetizza giustamente la duplice versione dell'apologo recitato dal medesimo Celestini in incipit ed explicit:
domenica 24 ottobre 2010
delusioni e conferme
Des hommes et des dieux (Francia 2010) di Xavier Beauvois è una sorpresa in negativo (e ridicolo il titolo italiano Gli uomini di dio): debole, agiografico fino alla nausea, pessimo uso del sonoro, orrenda l'ultima cena con sottofondo del lago dei cigni e la scena dell'elicottero, storia poco comprensibile per un non francese o conoscitore dell'argomento. Almeno era in lingua (Lumière)...
Ma oggi, per fortuna, la sofficiosa Ponyo, necessaria conferma: aggiungo il sottofondo ecologista, che domina la prima parte; la seconda può perciò essere letta metaforicamente come ribellione della natura sull'uomo, che riprende i propri spazi (anche con gli animali preistorici che usano le strade sott'acqua). Magico nella sua semplicità e nei disegni a mano.
Ma oggi, per fortuna, la sofficiosa Ponyo, necessaria conferma: aggiungo il sottofondo ecologista, che domina la prima parte; la seconda può perciò essere letta metaforicamente come ribellione della natura sull'uomo, che riprende i propri spazi (anche con gli animali preistorici che usano le strade sott'acqua). Magico nella sua semplicità e nei disegni a mano.
sabato 23 ottobre 2010
Zusammenfassung
Vienna: Kunsthistorisches Museum, Leopold Museum (collezione permanente, Cézanne, Picasso, Giacometti. Meisterwerke der Fondation Beyeler, Dauerleihgaben aus der Sammlung Thyssen-Bornemisza), Albertina (collezione permanente, Picasso: Frieden und Freiheit e Michelangelo: Zeichnungen eines Genies).
Bologna, 12.10.10, teatro San Martino (tristemente chiuso fino all'estate): Noosfera Lucignolo di e con Roberto Latini. Bello spettacolo, tipica drammaturgia del regista-attore, emozionante lavoro vocale-ossessivo prima (hai/ahi!) e fisico poi (in una mini-piscina, a cappio caduto), apparenti lunghezze costruttive e sceniche necessarie per arrivare a creare immagini forti e persistenti, specialmente nella seconda parte (la morte di lucignolo sdoppiata e rivissuta, prima come uomo e poi come asino), luci ben utilizzate (rosse per evocare il sangue e i neon geometrici ai lati).
19.10.2010, Lumière, Diario di una donna perduta (Das Tagebuch einer Verlorenen (Germania 1929) di Georg W. Pabst: rivisto dopo anni, appassionante, memorabili le scene nel bordello (i piedi delle due donne che ballano), nobiltà nella rovina, borghesia bigotta (la difesa dell'onorabilità e degli affari della famiglia, carità posticcia), suicidi (per la vergogna e per debolezza di carattere).
Bologna, 12.10.10, teatro San Martino (tristemente chiuso fino all'estate): Noosfera Lucignolo di e con Roberto Latini. Bello spettacolo, tipica drammaturgia del regista-attore, emozionante lavoro vocale-ossessivo prima (hai/ahi!) e fisico poi (in una mini-piscina, a cappio caduto), apparenti lunghezze costruttive e sceniche necessarie per arrivare a creare immagini forti e persistenti, specialmente nella seconda parte (la morte di lucignolo sdoppiata e rivissuta, prima come uomo e poi come asino), luci ben utilizzate (rosse per evocare il sangue e i neon geometrici ai lati).
19.10.2010, Lumière, Diario di una donna perduta (Das Tagebuch einer Verlorenen (Germania 1929) di Georg W. Pabst: rivisto dopo anni, appassionante, memorabili le scene nel bordello (i piedi delle due donne che ballano), nobiltà nella rovina, borghesia bigotta (la difesa dell'onorabilità e degli affari della famiglia, carità posticcia), suicidi (per la vergogna e per debolezza di carattere).
Etichette:
Libero Fortebraccio Teatro,
Lumière,
mostra
Iscriviti a:
Post (Atom)