sabato 8 novembre 2008

un pomeriggio a Orta San Giulio




... sul 'mio' lago (strano!), in una delle piazze più belle che conosca (insieme a quella di Santo Stefano a Bologna...), una mostra all'aperto (ancora più strana)...

venerdì 7 novembre 2008

La Suda a Vercelli

Qualcuno di mia conoscenza direbbe "gli attidografi e gli storiografi nella Suda, ... giuro che non mi appassiona!", o sbaglio?

giovedì 6 novembre 2008

Labèque, Poulenc, Berlioz ...

Teatro comunale Luciano Pavarotti di Modena
Mercoledì 5 novembre, h. 21

ORCHESTRE NATIONAL DU CAPITOL DE TOULOUSE
Katia e Marielle Labèque - pianoforte
Tugan Sokhiev - direttore

Francis Poulenc, Concerto in re minore per due pianoforti e orchestra (straordinario! In platea, seconda fila, dalla parte di Katia, un'invasata che soffia, mormora, si agita, salta sui tasti... un'attrice)
Seguono due bis, Jazz Suite n. 25 (per festeggiare la nottata americana della notte passata) e una polka di Berio.

Hector Berlioz, Sinfonia fantastica op. 14
Hector Berlioz, Il corsaro, ouverture

bis 1: Leoncavallo, Pagliacci, intermezzo
bis 2: Bizet, Carmen, Habanera

Serata fantastica!

mercoledì 5 novembre 2008

Something new ... and better!

Yes, we can ...

L'esecuzione

L’esecuzione
di Vittorio Franceschi
presentazione in forma di lettura con Vittorio Franceschi, Maria Paiato; drammaturgia acustica di Paolo Aralla; coordinamento di Marla Moffa.

1. Il testo di Franceschi (anche attore) non mi convince del tutto: mi sembra genericamente apocalittico e non del tutto coerente, con vertiginose discese dal misticismo al grottesco per essere convincente (su tutte la ricerca di un'interiorità fisica: l'uomo che immagina di essere mangiato dal proprio stesso corpo e di discendere per il proprio esofago alla ricerca della propria anima, trovando alla fine solo qualche nòcciolo e un maccherone non masticato! E, poco prima, immaginado di gridare "c'è nessuno?" come in una celebre pubblicità). La sovrapposizione di piani temporali inconciliabili è certo funzionale a trasmettere un'idea di umanità alla deriva e degradata (come in un cartone animato giapponese ambientato in un'età post guerra atomica), ma l'accumulo risulta più criptico e gratuito che sinceramente emozionante. Le emozioni, comunque, non mancano, ma sono in un certo senso discontinue, per quadri giustapposti, come istantanee legate da una comune situazione: il testo suggerisce, accenna a problematiche esistenziali, ma rimane irrisolto (come la maggior perte dell'arte contemporanea: a ciascuno la propria interpretazione soggettiva: "fruitore, così è, se ti pare!"). L'asettico ambiente in cui si svolge l'azione è ben ricostruito e comunicato agli spettatori dalle didascalie al testo, lette da una voce femminile fuori campo (la scenografia è assente: due sedie e due leggii per gli attori).
2. Splendida la perfrmance della Paiato e di Franceschi (sempre seduti e molto composti anche nella gestualità), che riescono a trasmettere emozioni anche solo con la sola intonazione. Bravi!

martedì 4 novembre 2008

Platonov

PLATONOV
di Anton Cechov
regia Nanni Garella
con Alessandro Haber, Susanna Marcomeni
Nanni Garella, Franco Sangermano
(Arena del Sole, 1 novembre 2008, h. 21)


Impressioni sparse: spettacolo piacevole (2h20 circa), diviso in quattro atti con un intervallo, che divide due luoghi e momenti diversi: la prima parte del dramma inizia dietro un "sipario-domopak" (così una signora dietro di noi), che si alza dopo pochi istanti, mostrando un ambiente spoglio di sedie e tavolini, che si rivela essere un locale/bar/anticamera di un ristorante; la seconda è ambientata nella classe di scuola dove vive (letteralmente) Platonov (un ottimo Haber).
Notevole il cambio di registro tra i primi tre atti e l'ultimo (dal tragicomico al tragico): per me il migliore resta il terzo, con i dialoghi del casanova Platonov con le rispettive tre amanti (molto brava Susanna Marcomeni), dai quali emerge il suo complesso e problematico carattere.
- "Mi ami?", - "Ma certo che non ti amo, solo avevo tempo da perdere (o qualcosa del genere: battuta rivelatrice di uno dei tanti aspetti del carattere di Platonov)
(Da ricordare il gesto di Haber che passa la mano destra sul viso di Sofia (?) per asciugarle le lacrime).

lunedì 3 novembre 2008

cattivo pensiero per calciatori (e non solo)

Gianni Mura, Il rigore di luigi e le multe di Novellino

Una settimana a discutere se Gilardino è sleale o no. In assoluto, no. A Palermo lo è stato. Fine della trasmissione. Si è discusso meno su una new entry: i bastoni fasciati nel tricolore. Uso improprio di bandiera nazionale. O no? Si è perfino discusso sull'opportunità di dare agli scolari una copia della Costituzione. "Meglio un leccalecca verde", ha suggerito Borghezio, anche noto come il genio del turacciolo. Così ho deciso che si può discutere sul caso di Luigi M., per come lo riporta il "Mattino di Padova". Luigi gioca nella categoria Allievi, ha 15 anni, la partita è tra Virtus Villafranca e Albignasego. Sul 7-0 per l'Albignasego l'arbitro fischia un rigore contro la Virtus per fallo di mano in area di un difensore, che espelle. Il ragazzo continua a dire che ha toccato con la mano, ma il pallone era già uscito dal campo. Luigi è il rigorista. Cenno d' intesa con i compagni, poi prende la rincorsa e tira fuori. L' allenatore lo chiama a sé e subito dopo lo sostituisce. L' allenatore ha 45 anni, si chiama Antonio Veloce. «L' ho sostituito perché quando gli ho chiesto se l' aveva calciato fuori apposta lui mi ha detto di sì. Quando si è in campo ci sono delle regole da rispettare, e le decisioni dell' arbitro vanno rispettate. Andare contro è un atto improprio nei confronti dell' arbitro e della squadra avversaria che magari non vuole regali. Calciare fuori un rigore fischiato dall' arbitro può significare mancanza di rispetto verso il suo operato». Autodifesa di Luigi: «Per noi il rigore non c'era. L'ho tirato fuori per riguardo. A fine partita il mister ha spiegato il suo punto di vista nello spogliatoio e ora mi pento di averlo tirato fuori». Non pentirti, Luigi. Hai fatto la cosa più giusta e non esitare a rifarla, in casi del genere. Non conosco il tuo allenatore, non so se è di quelli che sbraitano per una rimessa laterale invertita, di quelli cui piace vincere anche 9-0, di quelli che dicono che voi non dovete pensare: arbitro fischia, rigorista segna. Non pentirti perché hai fatto due cose giuste, non una sola. E pazienza se l' arbitro non ti ha stretto la mano, come fanno i grandi arbitri, e pazienza se il tuo mister ti ha sostituito per punizione, così impari. La seconda cosa giusta è che hai ammesso di avere sbagliato apposta. Potevi anche dire che avevi calciato male, e il tuo mister non ti avrebbe tenuto lezioni su come ci si comporta in campo. Tu, a 15 anni, ti sei comportato da adulto, ti sei preso le tue responsabilità. Hai dimostrato, scusa il gioco di parole, un grande rigore. Hai deciso da solo, dopo un cenno coi compagni. Non hai chiesto niente alla panchina. Stavate anche sopra di 7 gol, ma voglio pensare che ti saresti comportato allo stesso modo con un punteggio diverso. Non ti affibbio un voto (che sarebbe alto), il che mi esime dall' affibbiarne uno (che sarebbe molto basso) al tuo mister. Però ti riscrivo alcune righe che sono uscite ieri su Repubblica, nell' intervista a Eduardo Galeano, un grande scrittore che ha scritto anche di calcio. «Quando io vinco, vinco io. Quando io perdo, siete voi a perdere. Così ragiona il Mercato. Questo mondo alla rovescia sta dimostrando in modo clamoroso che castiga l' onestà e ricompensa la mancanza di scrupoli». Si parla di una crisi mondiale, non di un rigore tra Virtus Villafranca e Albignasego, ma andare contro un'ingiustizia è sempre giusto. [...]

(Repubblica, 02 novembre 2008)