sabato 10 gennaio 2009
venerdì 9 gennaio 2009
cpt statunitensi
Abituati alla situazione italiana, spesso si corre il rischio di dimenticare che le pessime abitudini nei confronti degli immigrati riguardano anche altre democrazie: a ricordarlo provvede il bel film di Thomas McCarty, L'ospite inatteso (The visitor, Usa 2007, 104'), con la triste storia del siriano Tarek, clandestino ma perfettamente e felicemente integrato nella vita di New York (fotografata nella sua bruttezza, hai ragione). Ma la storia racconta anche lati piacevoli al ritmo di jambé, che il professore fallito Walter Vale impara a conoscere e suonare: e molto bella è l'ultima sequenza in metropolitana, quando realizza il sogno mai realizzato né più realizzabile di Tarek: mentre suona in mezzo ai treni che passano sfoga tutta la sua rabbia per l'amico perduto, per l'amore partito per sempre (la madre di Tarek) e, chissà, per la sua vita sprecata sino a poche settimane prima dell'incontro con loro).
In certi momenti il personaggio di Walter, interpretato da Richard Jenkins, mi ha ricordato il grande Servillo de Le conseguenze dell'amore; va detto che tutti i quattro protagonisti sono molto bravi nella caratterizzazione dei personaggi, anche in considerazione dei molti primi piani.
Da ricordare anche la sequenza sulle scale, con inquadratura dal basso, con il rimprovero a Tarek fattogli dalla sua ragazza Zainab e con la riappacificazione interrotta dalla comparsa del professore in alto.
In certi momenti il personaggio di Walter, interpretato da Richard Jenkins, mi ha ricordato il grande Servillo de Le conseguenze dell'amore; va detto che tutti i quattro protagonisti sono molto bravi nella caratterizzazione dei personaggi, anche in considerazione dei molti primi piani.
Da ricordare anche la sequenza sulle scale, con inquadratura dal basso, con il rimprovero a Tarek fattogli dalla sua ragazza Zainab e con la riappacificazione interrotta dalla comparsa del professore in alto.
mercoledì 7 gennaio 2009
comicità sul nulla
Mi pare questa la sintesi di Burn after reading dei fratelli Coen (Usa 2008, 96') visto ieri sera al Lumière in lingua originale. La vita e gli eventi sono esclusivamente frutto del caso, la volontà umana non conta nulla e se qualcuno ottiene qualcosa (un lifting) non è certo per le scelte e le azioni compiute, se non molto indirettamente. Certo, si ride, il film è divertente, puro entertainment, ma bastano due minuti per dimenticarlo: troppo, troppo debole anche per una commedia. (Non oso immaginare la versione doppiata: Brad Pitt che fa la parte dell'imbecille istruttore di body building con un linguaggio di 20 parole, tra cui shit è la più ricorrente, George Clooney e John Malkovich con fuck e derivati sono buffi, ma mere maschere.)
lunedì 5 gennaio 2009
risate e danza
Riassunto di due giorni: sabato sera all' Arena del sole Vita e miracoli di un commesso viaggiatore, con Vito e Maria Pia Timo: molto divertente, comicità tutta bolognese e per iniziati (pugnette, stradelli guelfi, ...).
Domenica pomeriggio digestiva al Duse Amor de tango, balletto con, tra gli altri, Raffaele Paganini su musiche di Gardel e Piazzolla suonate live dal trio Adeòn (pianoforte, clarino, violoncello: molto bravi, ma si sente la mancanza di un violino e/o bandoneòn, purtroppo). Nessun passo di tango, ma balletto classico, per cui non mi sento di dire nulla, non ho i mezzi (alcune coreografie belle, altre meno).
Domenica pomeriggio digestiva al Duse Amor de tango, balletto con, tra gli altri, Raffaele Paganini su musiche di Gardel e Piazzolla suonate live dal trio Adeòn (pianoforte, clarino, violoncello: molto bravi, ma si sente la mancanza di un violino e/o bandoneòn, purtroppo). Nessun passo di tango, ma balletto classico, per cui non mi sento di dire nulla, non ho i mezzi (alcune coreografie belle, altre meno).
sabato 3 gennaio 2009
she ain't no angel
Ancora un film attorno al codice Hays, Non sono un angelo (I'm no angel, Usa 1933, 84') di W. Ruggles con Mae West e Cary Grant: divertente, ma come per Disonorata, ingiudicabile causa doppiaggio. Geniali alcune battute (- E lei che mestiere fa? – L'uomo politico. – Neanche a me piace lavorare) ed il processo finale, con Mae West che controinterroga i suoi passati amanti, smontandoli uno ad uno. Da rivedere in lingua!
venerdì 2 gennaio 2009
... et commencer avec Paolini!
Grazie a La7 che ha trasmesso in diretta e senza pubblicità il nuovo spettacolo teatrale di Marco Paolini, La macchina del capo: un modo stupendo di cominciare il 2009.
Uno spettacolo emozionante, in cui Paolini, accompagnato da Lorenzo Monguzzi dei Mercanti di Liquore, impersona il suo alter ego Nicola, rievocando un mondo quasi preistorico, gli anni Sessanta. Ricordi di povertà, di scuole elementari (con la gomma e l'inchiostro), di giochi di bambini (il calcio, con il pallone che finisce inevitabilmente dalle suore, le olimpiadi), la colonia (un terrore di generazioni passate). Molto divertente e malinconico al punto giusto nella rievocazione di un mondo perduto.
Belle le musiche e la scenografia, semplice ma efficace: il palco è un'enorme lavagna corredata di grandi gessi, coi quali Marco stilizza il suo mondo, alla maniera di un bambino, poi proiettati sulla facciata che fa da sfondo insieme ad altri disegni; un filo per i panni, su cui sono stesi una malgietta, un paio di calzoni corti e uno di calze, tutti giganti; due matitone e una grande gomma per cancellare l'inchiostro.
La morale della storia, come dice Paolini, è proprio questa: "il difficile è scancellare".
Uno spettacolo emozionante, in cui Paolini, accompagnato da Lorenzo Monguzzi dei Mercanti di Liquore, impersona il suo alter ego Nicola, rievocando un mondo quasi preistorico, gli anni Sessanta. Ricordi di povertà, di scuole elementari (con la gomma e l'inchiostro), di giochi di bambini (il calcio, con il pallone che finisce inevitabilmente dalle suore, le olimpiadi), la colonia (un terrore di generazioni passate). Molto divertente e malinconico al punto giusto nella rievocazione di un mondo perduto.
Belle le musiche e la scenografia, semplice ma efficace: il palco è un'enorme lavagna corredata di grandi gessi, coi quali Marco stilizza il suo mondo, alla maniera di un bambino, poi proiettati sulla facciata che fa da sfondo insieme ad altri disegni; un filo per i panni, su cui sono stesi una malgietta, un paio di calzoni corti e uno di calze, tutti giganti; due matitone e una grande gomma per cancellare l'inchiostro.
La morale della storia, come dice Paolini, è proprio questa: "il difficile è scancellare".
giovedì 1 gennaio 2009
pour terminer avec Marlene ...
Dopo aver perso durante l'edizione di quest'anno del Cinema ritrovato Disonorata (Dishonored, USA 1931, 87') dell'accoppiata Sternberg-Dietrich (l'unico che mancava), dopo l'articolo di Irene Bignardi sul codice Hays e dopo che lo hai ritrovato registrato da un Ghezzi lontano, non si poteva che finire così... doppiaggio italiano folle e straniante che non permette di formulare un giudizio vero e proprio, anche se il film è così così. E ha ragione il Mereghetti sulla scena finale, con Marlene di fronte al plotone d'esecuzione nei suoi vecchi abiti da prostituta che si sistema le calze: irriverente!
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