domenica 29 marzo 2009

Ragazze!

Sempre piacevoli, divertenti ed intelligenti gli spettacoli di Lella Costa: Ragazze nelle lande scoperchiate del fuori (di Lella Costa, M. Cirri e Giorgio Gallione, regia di Giorgio Gallione) non si sottrae certo a questa definizione. Brillante lo spunto del mito di Orfeo ed Euridice, geniali le false etimologie disseminate per il testo, echi di canzoni (De André su tutti, ma non solo), riflessioni sulla condizione femminile (il ciclo, il punto g, la pensione). E un finale esilarante (il dialogo tra Eva, che scopre la forza di gravità, e il dio del Genesi che è donna!). Merci Lella!

sabato 28 marzo 2009

parole abusate...

... che mi prometto di non pronunciare mai più, cantava qualcuno: da evitare sono 'assolutamente', 'piuttosto che', 'nonché'. Idiosincrasie da correttore di bozze?

La parola

È un piacere rivedere dopo anni (almeno 5) Ordet di Dreyer (Danimarca 1954) al Lumière: un film di cui ricordavo immagini (il padre che chiama Johannes sulla collina mentre sventolano i lenzuoli al vento), ma non avrei saputo più raccontare. Questa volta mi ha colpito la geometria pittorica delle inquadrature e le studiate prospettive dei piani sequenza. Ricordavo la densità tematica, la serietà filosofica con cui il regista affronta due temi enormi come la fede e la morte. Ma ciò che più mi ha sorpreso è il finale: nella mia memoria il film finiva due inquadrature prima, senza la confessione di Mikkel alla moglie Inger di aver ritrovato la fede, il carnale bacio di lei (amore, fede e morte: viene in mente la Merini e tanta altra letteratura mistica), e la tripetizione finale della parola 'vita'.

lunedì 23 marzo 2009

rivisitando Pirandello

Piacevole scoperta quella di Happy family di Alessandro Genovesi (con Gabriele Calindri, Linda Gennari, Elisa Langone, Martina Galletta, Roberta Rovelli, Corinna Agustoni, Alessandro Genovesi, Jean-Christophe Potvin, Olga Rossi, Massimiliano Speziani) visto al Duse (ringrazio per la segnalazione). Quello che più mi colpisce nella leggerezza brillante della commedia è l'idea di trasformare e rivisitare in chiave moderno-nevrotica i Sei personaggi. Genovesi, l'autore-attore, interpreta infatti un moderno Pirandello e si pone sulla scena in prima persona al posto del capocomico: egli compone sul proprio Mac un romanzo che viene agito dagli altri attori, ma ben presto è risucchiato dal mondo che ha creato. Come Alice, entra nella propria fantasia e se ne innamora (in tutti i sensi), cerca di dominarla, ma ne è coinvolto fino alla fine della propria opera creativa. In questo mondo egli diviene migliore, ben lontano dalla squallida realtà autobiografica, fatta di prostitute cinesi e una vita triste e solitaria, come gli rinfacciano i personaggi in scena quando esita a partecipare alla cena organizzata (la recitazione all'unisono ricorda uno dei momenti più esilaranti de Le cognate: la tombola!).
Divertenti (e altrettanto pirandelliane) sono poi le richieste dei suoi personaggi (per avere più battute, più spazio), l'incipit con la presentazione dei personaggi che si mettono a ballare, l'impostazione cinematografica, i falsi finali. E geniale è il cane che pensa e parla in francese: esilarante!

sabato 21 marzo 2009

superficialità di una storia

Quinta (o quarta) delusione cinematografica della stagione: The reader (di Stephen Daldry, Usa-Germania 2008) è da evitare! Banale, anzi 'posticcia' la storia (il problema morale e l'Olocausto sembrano puri pretesti), un'americanata nel senso deteriore del temine, un inizio da porno-soft fine a se stesso, inconcludente, brutto insomma! Senza dire dell'incongruenza di usare libri inglesi a Berlino, o che Kate Winslet, tedesca, impari a leggere su un libro in inglese: follie...

giovedì 19 marzo 2009

echi di tanghi in Capossela?

considerazioni mattutine:
vuelvo al sur
como se vuelve siempre al amor

A. Piazzolla-F. Solanas, Vuelvo al sur

sud
fuga dell'anima tornare a sud
di me
come si torna sempre all'amore

V. Capossela, Camera a sud

***

qué ganas de llorar
en esta tarde gris,
en su repiquetear
la lluvia habla de ti.

M. Mores-J.M. Contursi, En esta tarde gris

ti prego chiamami tesoro adesso
mentre piove e l’aria è fredda
e ogni goccia d’acqua che mi sta bagnando
mi parla un po’ di te

V. Capossela, Orfani ora

domenica 15 marzo 2009

proprio no

Spiace dirlo, ma Alla meta di Thomas Bernhard, diretto e interpretato da Teatrino Giullare, è lo spettacolo più brutto e deludente della stagione. So bene che ha vinto il premio Ubu 2006, che fa parte di una trilogia, che ha ricevuto elogi quasi unanimi da parte della critica, ecc.: ciò non toglie che lo spettacolo sia noioso (e bene ha fatto una coppia ad andarsene dopo mezz'ora). Cosa rimane alla fine? Che cosa si intende comunicare con l'uso dei manichini e delle voci microfonate? E con la lampada-faro? Forse l'automatismo dell'esistenza? La ripetitività delle vite dei personaggi (e di noi spettatori)? L'essere parte dell'enorme teatro del mondo? La deformità dell'essere? La paralisi dell'azione e della vita? La conflittualità genitore-figli? (Tutti questi sono temi del grandissimo autore austriaco, è ovvio.) Se così fosse, se l'intento è tanto alto, allora bisognerebbe eliminare la dizione bolognese, che abbassa di molto il tono! Ma, in generale, la sperimentazione di questa forma espressiva (l'uso di manichini), per quanto tecnicamente apprezzabile, non arricchisce il testo rappresentato, bensì lo immiserisce in un mero schematismo formale.