venerdì 2 ottobre 2009
breve trattato sulla leggerezza
Semplice, leggero e molto divertente Whatever Works (Basta che funzioni, Usa-Francia 2009), l'ultimo film di Woody Allen: una commedia metacinematografica costruita su personaggi-chiché, cinica e ben sceneggiata, con alcune battute memorabili. Nessuna morale, nessun insegnamento da impartire, solo la voglia di divertire il pubblico che sceglie "di restare in sala a guardare", per parafrasare le parole del protagonista.
lunedì 28 settembre 2009
sabato 26 settembre 2009
un colosso di bontà e di meraviglia
Il mio vicino Totoro di Miyazaki (Giappone 1988), finalmente distribuito in italiano, consente un regresso all'infanzia, non certo spensierato, anzi, abbastanza strappalacrime: su tutto domina l'aria di infantile magia dei fantasmini della fuliggine iniziali e di Totoro, un gigante peloso e 'sofficioso' (più di Ponyo!), l'aiutante magico delle due bambine protagoniste, che subiscono l'assenza della madre ricoverata in ospedale. La leggera spensieratezza della presenza di Totoro (e dei due simili in scala ridotta) conquista il cuore: su tutto la scena dell'attesa dell'autobus, quando la sorella più grande gli presta l'ombrello del padre. E poi voglio anch'io un gattobus!
giovedì 24 settembre 2009
leggende rumene
Sono quattro le 'leggende' - così nelle didascalie - raccontate in Racconti dell'età dell'oro (Amintiri din epoca de aur, Romania-Francia 2009, di Ioana Uricaru, Hanno Höfer, Razvan Marculescu, Constantin Popescu, Cristian Mungiu), volte sul registro comico-surreale-grottesco, per rievocare con leggerezza alcuni momenti della vita (per nulla facile) durante il regime di Ceaucescu. Ben fatto, esilarante in alcuni momenti, ma svanisce presto, forse troppo. Qui la Storia è puro pretesto e il racconto non si eleva a satira, ma resta a livello barzelletta (certo di alto livello): una commediola piacevole, niente più.
mercoledì 23 settembre 2009
Bach
Ieri sera in san Filippo Neri Ramin Bahrami e Umberto Clerici (oltre alla loro indiscussa bravura ricorderemo sempre i salti sullo sgabello e la bocca aperta dell'uno e le facce dell'altro) sono stati protagonisti di un intenso concerto imperniato su Bach:
sonata n. 1 in sol maggiore BWV 1027 per viola da gamba e clavicembalo concertante
partita n. 1 in si bemolle maggiore BMV 825 per clavicembalo
sonata n. 2 in re maggiore BWV 1028 per viola da gamba e clavicembalo concertante
suite n. 3 in do maggiore BWV 109 per violoncello solo
sonata n. 3 in sol minore BWV 1029 per viola da gamba e clavicembalo concertante
(bis) ultimo movimento di Brahms, sonata n. 38 (?) e l'allegro della sonata in re maggiore (di Clerici abbiamo anche apprezzato la spiegazione della scelta del primo, la giusta ironia sul richiesto crescendo dei bis, da suonare finché gli strumenti non prendano fuoco, e il gesto di chiudere la tastiera del piano).
sonata n. 1 in sol maggiore BWV 1027 per viola da gamba e clavicembalo concertante
partita n. 1 in si bemolle maggiore BMV 825 per clavicembalo
sonata n. 2 in re maggiore BWV 1028 per viola da gamba e clavicembalo concertante
suite n. 3 in do maggiore BWV 109 per violoncello solo
sonata n. 3 in sol minore BWV 1029 per viola da gamba e clavicembalo concertante
(bis) ultimo movimento di Brahms, sonata n. 38 (?) e l'allegro della sonata in re maggiore (di Clerici abbiamo anche apprezzato la spiegazione della scelta del primo, la giusta ironia sul richiesto crescendo dei bis, da suonare finché gli strumenti non prendano fuoco, e il gesto di chiudere la tastiera del piano).
lunedì 21 settembre 2009
un'adolescenza del secolo scorso
Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli (Italia 2009) è preceduto da un meraviglioso corto in stop motion Sputnik IV (? ho delle incertezze sul numero), che rievoca gli esperimenti sovietici di invio di navicelle nello spazio, con topi, cani e un ragno che discutono sottotitolati dei progressi del comunismo: memorabile è la parodia di 2001, con i topi-cavia chiusi in una gabbia ‘capitalista’ che danzano il Bel danubio blu: vale da solo il biglietto!
È un film di formazione e di corsa: comincia e finisce con due momenti di riflessione della giovane Luciana. Il primo prelude alla sua fuga dalla chiesa dove dovrebbe ricevere la prima comunione, da cui evade e fugge come una sposa dall’altare verso casa propria (e le immagini ricordano la fuga liberatoria di Stella dopo l’acquisto del libro di Cocteau: sarà un caso che la signora anziana che la saluta al rientro la chiami proprio Stella?); il secondo segue alla sua corsa alla Antoine Doinel verso il fratello ritrovato, che la attende guardando il mare. Nel mezzo c’è la storia di una ragazzina tra 1957 e 1963, che cresce sullo sfondo di una precoce militanza nel Pci (passione ereditata dal padre scomparso), la ricerca di modelli di riferimento (la zia), i problemi familiari (secondo matrimonio della madre, l’epilessia del fratello maggiore), i tormenti d’amore (“un cuore matto”): la ricchezza del film, che pure ha momenti un po’ facili e prevedibili, mi pare stia proprio nel presentare una donna (come Luciana rivendica con orgoglio di fronte al suo innamorato) che cresce e si forma, con tutte le incoerenze, gli egoismi e le contraddizioni dell’adolescenza.
Sullo sfondo, oltre alla storia della conquista dello spazio che percorre il film e ne scandisce il tempo, c’è l’urgenza della questione femminile, la lotta contro il maschilismo interno al partito (e alla società, ovviamente), la conquista dello spazio anche da parte di una compagna sovietica, Valentina, la prima cosmonauta (che, va detto, è un sostantivo di gran lunga migliore di astronauta). Il suo successo nello spazio è una piccola conquista femminile in vista di quell’obiettivo doveroso e ancora oggi non raggiunto, la parità o, meglio, la non discriminazione (penso ai salari, ma non solo).
È un film di formazione e di corsa: comincia e finisce con due momenti di riflessione della giovane Luciana. Il primo prelude alla sua fuga dalla chiesa dove dovrebbe ricevere la prima comunione, da cui evade e fugge come una sposa dall’altare verso casa propria (e le immagini ricordano la fuga liberatoria di Stella dopo l’acquisto del libro di Cocteau: sarà un caso che la signora anziana che la saluta al rientro la chiami proprio Stella?); il secondo segue alla sua corsa alla Antoine Doinel verso il fratello ritrovato, che la attende guardando il mare. Nel mezzo c’è la storia di una ragazzina tra 1957 e 1963, che cresce sullo sfondo di una precoce militanza nel Pci (passione ereditata dal padre scomparso), la ricerca di modelli di riferimento (la zia), i problemi familiari (secondo matrimonio della madre, l’epilessia del fratello maggiore), i tormenti d’amore (“un cuore matto”): la ricchezza del film, che pure ha momenti un po’ facili e prevedibili, mi pare stia proprio nel presentare una donna (come Luciana rivendica con orgoglio di fronte al suo innamorato) che cresce e si forma, con tutte le incoerenze, gli egoismi e le contraddizioni dell’adolescenza.
Sullo sfondo, oltre alla storia della conquista dello spazio che percorre il film e ne scandisce il tempo, c’è l’urgenza della questione femminile, la lotta contro il maschilismo interno al partito (e alla società, ovviamente), la conquista dello spazio anche da parte di una compagna sovietica, Valentina, la prima cosmonauta (che, va detto, è un sostantivo di gran lunga migliore di astronauta). Il suo successo nello spazio è una piccola conquista femminile in vista di quell’obiettivo doveroso e ancora oggi non raggiunto, la parità o, meglio, la non discriminazione (penso ai salari, ma non solo).
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