Si può fare, film di Giulio Manfredonia (Italia 2008, 111') è ben fatto e ruota attorno a un tema per poco conosciuto (almeno per me): basato su una storie vere degli anni '80 dopo la chiusura dei manicomi, mette in scena con un misto di leggerezza e di momenti dolorosi e tragici l'esperienza di lavoro con persone malate di mente (a volte un po' discontinuo e poco 'credibile, ma è un'altra storia). Interessante, ma ci devo ancora riflettere. Scena migliore: la ricerca i due nuovi 'operai' in un manicomio.
Ieri serata di improvvisazione teatrale: piacevole, divertente e rilassante.
sabato 29 novembre 2008
mercoledì 26 novembre 2008
de pulchritudine
Signor capitano, non te lo volevo dire,
ma in mezzo al mare c'è una donna bianca,
così enorme alla luce delle stelle, così bella,
che di guardarla uno non si stanca.
(F. De Gregori, I muscoli del capitano)
martedì 25 novembre 2008
habanerando ...
Richard Galliano Sextet
Richard Galliano (bandoneon e fisarmonica), Jean Marc Phillips (violino), Sebastien Surel (violino), Jean Marc Apap (viola), Ericmaria Couturier (violoncello), Stephane Logerot (contrabbasso).
Bologna, Teatro Manzoni, h. 21
Otoño Porteño, Vuelvo al sur, Escualo, Oblivion (A. Piazzolla)
Petite Suite Française (R. Galliano)
Aria, La Valse à Margaux, Habanerando, Opale Concerto (R. Galliano)
bis: Barbara + Tango pour Claude (R.Galliano)
Breve ma intenso, un vortice di emozioni (sublimi e travolgenti Escualo e Habanerando!).
Richard Galliano (bandoneon e fisarmonica), Jean Marc Phillips (violino), Sebastien Surel (violino), Jean Marc Apap (viola), Ericmaria Couturier (violoncello), Stephane Logerot (contrabbasso).
Bologna, Teatro Manzoni, h. 21
Otoño Porteño, Vuelvo al sur, Escualo, Oblivion (A. Piazzolla)
Petite Suite Française (R. Galliano)
Aria, La Valse à Margaux, Habanerando, Opale Concerto (R. Galliano)
bis: Barbara + Tango pour Claude (R.Galliano)
Breve ma intenso, un vortice di emozioni (sublimi e travolgenti Escualo e Habanerando!).
sabato 22 novembre 2008
Copii di Bucarest
Gara de Nord - Copii pe strada (di Antonio Martino di Antonio Martino, Italia,2007, 25')
Pa-ra-da (di Marco Pontecorvo, Italia-Francia-Romania, 2008, 100')
Cineteca di Bologna, 21 novembre, h. 21
Una bella serata tristemente educativa, uno sguardo su una realtà semisconosciuta, quella dei bambini di strada che vivono alla stazione nord di Bucarest e dormono nelle fogne (Europa, sia chiaro, non Marte). Quello di Martino è un documentario sconvolgente nella sua semplicità e nella sua denuncia: una sequenza di interviste a questi bambini e ragazzi, sfruttati dalle mafie e dai turisti occidentali (proprio per quello), frequentemente attaccati a dei sacchetti di plastica dai quali sniffano colla, prodotto cancerogeno che dona loro sollievo e stordimento.
Dello stesso problema si occupa il film di Pontecorvo, che racconta la storia vera del clown francese Miloud, fondatore di Parada: dopo la caduta del regime di Ceaucescu andò in Romania e decise di restare a Bucarest per cercare (con fatica, difficoltà, impegno personale) di fare qualcosa per i ragazzi di strada. Il film è ottimamente girato e montato (peccato solo averlo visto doppiato in italiano e non nell'originale francese-rumeno), coinvolgente, umano, profondo e commovente (soprattutto alla fine, con la scena dei ragazzini che svegliano Miloud, lo chiamano in strada e ripetono "rispetto", il primo e più importante insegnamento che hanno ricevuto da lui, senza dimenticare la bella ellissi temporale dal primo spettacolino nella piazza dell'università di Bucarest allo spettacolo al Centre Pompidou di Parigi). E giusta è la scelta del regista di accompagnare i titoli di coda con le immagini in bianco e nero della Bucarest odierna, dove il dramma di questi bambini di strada rimane.
Pa-ra-da (di Marco Pontecorvo, Italia-Francia-Romania, 2008, 100')
Cineteca di Bologna, 21 novembre, h. 21
Una bella serata tristemente educativa, uno sguardo su una realtà semisconosciuta, quella dei bambini di strada che vivono alla stazione nord di Bucarest e dormono nelle fogne (Europa, sia chiaro, non Marte). Quello di Martino è un documentario sconvolgente nella sua semplicità e nella sua denuncia: una sequenza di interviste a questi bambini e ragazzi, sfruttati dalle mafie e dai turisti occidentali (proprio per quello), frequentemente attaccati a dei sacchetti di plastica dai quali sniffano colla, prodotto cancerogeno che dona loro sollievo e stordimento.
Dello stesso problema si occupa il film di Pontecorvo, che racconta la storia vera del clown francese Miloud, fondatore di Parada: dopo la caduta del regime di Ceaucescu andò in Romania e decise di restare a Bucarest per cercare (con fatica, difficoltà, impegno personale) di fare qualcosa per i ragazzi di strada. Il film è ottimamente girato e montato (peccato solo averlo visto doppiato in italiano e non nell'originale francese-rumeno), coinvolgente, umano, profondo e commovente (soprattutto alla fine, con la scena dei ragazzini che svegliano Miloud, lo chiamano in strada e ripetono "rispetto", il primo e più importante insegnamento che hanno ricevuto da lui, senza dimenticare la bella ellissi temporale dal primo spettacolino nella piazza dell'università di Bucarest allo spettacolo al Centre Pompidou di Parigi). E giusta è la scelta del regista di accompagnare i titoli di coda con le immagini in bianco e nero della Bucarest odierna, dove il dramma di questi bambini di strada rimane.
mercoledì 19 novembre 2008
Il passato è una terra straniera
Il passato è una terra straniera
(di Daniele Vicari; con Elio Germano, Michele Riondino, Chiara Caselli, Valentina Lodovini, Daniela Poggi, Marco Baliani, Lorenza Indovina, Maria Jurado, Romina Carrisi, Federico Pacifici, Antonio Gerardi. Italia 2008, 120').
Un film senza soste né respiro, che trascina nell'abisso di corruzione morale del protagonista fino alla catarsi finale (un pathei mathos, un apprendimento con dolore) dolorosamente fisico. La regia sfrutta immagini anche sporche, sfocate, dalla fotografia imperfetta, montandole in modo serrato ed accompagnadole da un'ottima colonna sonora. Eccellenti i due protagonisti (Elio Germano e Michele Riondino) e gli altri attori del cast.
La parte migliore (di un ottimo film) resta la prima ai tavoli da poker, anche se tensione alla dissoluzione del bravo ragazzo borghese (Germano) comincia già con l'inattesa testata iniziale. Non è del tutto chiaro (ma non è poi un problema decisivo) se la dissoluzione sia del tutto gratuita, non consapevolmente cercata o se invece "sia dovuta ad un senso di ribellione al padre per il suo rapporto con la sorella" (e, se così fosse, hai ragione a dire che qui la sceneggiatura è troppo ellittica). Tremende la scena dello stupro e del pestaggio alla caserma di polizia.
Battute memorabili: "se è un altro libro, giuro che ti lascio!" "Ma a te piace leggere" "Sì, ma mi piacciono anche altre cose!"; "Che faccio, mamma? Niente, mi drogo, baro alle carte e scopo con donne sposate".
Da vedere!
(di Daniele Vicari; con Elio Germano, Michele Riondino, Chiara Caselli, Valentina Lodovini, Daniela Poggi, Marco Baliani, Lorenza Indovina, Maria Jurado, Romina Carrisi, Federico Pacifici, Antonio Gerardi. Italia 2008, 120').
Un film senza soste né respiro, che trascina nell'abisso di corruzione morale del protagonista fino alla catarsi finale (un pathei mathos, un apprendimento con dolore) dolorosamente fisico. La regia sfrutta immagini anche sporche, sfocate, dalla fotografia imperfetta, montandole in modo serrato ed accompagnadole da un'ottima colonna sonora. Eccellenti i due protagonisti (Elio Germano e Michele Riondino) e gli altri attori del cast.
La parte migliore (di un ottimo film) resta la prima ai tavoli da poker, anche se tensione alla dissoluzione del bravo ragazzo borghese (Germano) comincia già con l'inattesa testata iniziale. Non è del tutto chiaro (ma non è poi un problema decisivo) se la dissoluzione sia del tutto gratuita, non consapevolmente cercata o se invece "sia dovuta ad un senso di ribellione al padre per il suo rapporto con la sorella" (e, se così fosse, hai ragione a dire che qui la sceneggiatura è troppo ellittica). Tremende la scena dello stupro e del pestaggio alla caserma di polizia.
Battute memorabili: "se è un altro libro, giuro che ti lascio!" "Ma a te piace leggere" "Sì, ma mi piacciono anche altre cose!"; "Che faccio, mamma? Niente, mi drogo, baro alle carte e scopo con donne sposate".
Da vedere!
martedì 18 novembre 2008
lunedì 17 novembre 2008
Manoel de Oliveira in Cineteca
Douro, faina fluvial (Portogallo, 1931, 18')
I misteri del convento (O convento, Francia-Portogallo, 1995, 90')
Cineteca di Bologna, 16 novembre, h. 15.00
Douro è un cortometraggio ben fotografato e montato (alla Vertov, come ha ricordato anche il regista). O convento ha dei momenti emozionanti, molti oscuri; "divertente è la scena delle porte che si aprono e si chiudono" tra Malcowich e la Deneuve); Malcowich che scarta il regalo mi ha ricordato qualcuno (vero?); e il finale che il regista avrebbe voluto sarebbe stato apprezzato (la Deveuve/Héléne avrebbe dovuto uscire dall'acqua come la Venere di Botticelli, ma lei rifiutò: ci resta una lunga carrellata dei suoi piedi che escono dall'acqua fino al peplo (da Elena del mito, ubiqua) con il quale si riveste, per socmparire con il marito; come disse il regista, "la nudità della donna non è un male, anzi, sono gli uomini che le attribuiscono il peccato!").
Al termine l'incontro con Manoel de Oliveira e João Benárd da Costa, direttore della Cinemateca Portuguesa: chiacchierata cinematografico-filosofica (tempo e azione cinematografica, musiche e cinema, ricordi del set).
"Ti sarebbe piaciuto..."
I misteri del convento (O convento, Francia-Portogallo, 1995, 90')
Cineteca di Bologna, 16 novembre, h. 15.00
Douro è un cortometraggio ben fotografato e montato (alla Vertov, come ha ricordato anche il regista). O convento ha dei momenti emozionanti, molti oscuri; "divertente è la scena delle porte che si aprono e si chiudono" tra Malcowich e la Deneuve); Malcowich che scarta il regalo mi ha ricordato qualcuno (vero?); e il finale che il regista avrebbe voluto sarebbe stato apprezzato (la Deveuve/Héléne avrebbe dovuto uscire dall'acqua come la Venere di Botticelli, ma lei rifiutò: ci resta una lunga carrellata dei suoi piedi che escono dall'acqua fino al peplo (da Elena del mito, ubiqua) con il quale si riveste, per socmparire con il marito; come disse il regista, "la nudità della donna non è un male, anzi, sono gli uomini che le attribuiscono il peccato!").
Al termine l'incontro con Manoel de Oliveira e João Benárd da Costa, direttore della Cinemateca Portuguesa: chiacchierata cinematografico-filosofica (tempo e azione cinematografica, musiche e cinema, ricordi del set).
"Ti sarebbe piaciuto..."
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