lunedì 17 agosto 2009

tra un preparativo e l'altro

Prima di essere travolto: visto l'altra sera in tv Colazione da Tiffany (carino, molto meglio nel primo tempo, il secondo perde un po' la brillantezza); domenica sera in piazza Santo Stefano concerto dell'orchestra del Teatro comunale di Bologna (Vivaldi, Elgar, Eine kleine Nachtmusik di Mozart, mai ascoltata dal vivo: piacevole).

domenica 16 agosto 2009

se 160 km sono pochi...

Crisi d'astinenza da teatro + bruciante curiosità per uno spettacolo non (ancora) raggiunto = Sorelle di sangue con la Pozzi su Youtube. Da vedere live!













sabato 15 agosto 2009

tuscolane rappresentazioni

Indimenticabile gita a Tuscolo nei Castelli romani per la tournée dell'Inda: a posteriori si può definire un crescendo, concluso con un finale folgorante. Una menzione speciale merita la location: il piccolo teatro sito nel parco archeologico ha certo aggiunto qualche suggestione alle due rappresentazioni, in particolare i grilli e l'assenza di quinte. Anzi, ben sfruttata è stata la loro assenza e la conseguente possibilità di osservare i movimenti nel buio degli attori prima del loro ingresso in scena, o gli arrivi a passo di marcia di Teseo e della sua scorta.

L'Edipo a Colono è uno spettacolo onesto, dalla scenografia spoglia (a differenza di Siracusa, senza la piramide di Fuksas) e ben interpretato, più che da Albertazzi (una prova del tutto normale, niente di entusiasmante), dai giovani dell'Inda - Roberta Caronia (Antigone), Carmelinda Gentile (Ismene), Massimo Nicolini (Teseo), Giacinto Palmarini (Polinice) - e da un intenso Maurizio Donadoni (Creonte). Da ricordare in particolare la scena intensa e carica di pathos della cattura di Antigone.

Ma veniamo alle note stonate: la prima e più grande riguarda le parti corali. Incomprensibile è la scelta di farli recitare da coreuti come se fossero in preda ad una crisi epilettica, mentre sullo sfondo quattro attrici nel ruolo delle Eumenidi (???) si muovono ritmicamente come ad evocare delle forze ctonie o ultraterrene: Sofocle non ha davvero bisogno di questo. Da classicista poi non condivido la scelta di variare il misterioso finale sofocleo, dal momento che in questa rappresentazione Teseo non accompagna Edipo nella sua ‘scomparsa’, che diviene morte a tutti gli effetti. Nel complesso, uno spettacolo piacevole, ma non entusiasmante.

La Medea (regia di Krzysztof Zanussi), invece, entra di diritto nell’olimpo degli spettacoli indimenticabili, insieme, ad esempio, alla Fedra di Ritsos (sempre con la Pozzi) e all’Anna Karenina di Nekrosius. Su una scena completamente spoglia e priva di fronzoli emergono le prove dei singoli attori, in particolare Francesco Biscione (Creonte) e Giacinto Palmarini (messaggero: eccellente). A differenza dello spettacolo della sera prima, i cori sono qui davvero coinvolgenti e ben messi in scena (anche grazie alle musiche elettroniche di Daniele D'Angelo) e contribuiscono ad aumentare la compartecipazione del pubblico (completamente rapito).

Su tutti comunque spiaccano la prova di Donadoni-Giasone e Pozzi-Medea, specialmente nei loro duelli: nel primo il pubblico si divide davvero, parteggia ora per l’uno ora per l’altra con applausi e commenti di approvazione e disapprovazione (e tu dici che lui era quasi riuscito a convincerti della bontà del suo agire...); nel secondo una sorprendente e azzeccata innovazione è il momento di improvvisa intimità della coppia apparentemente riappacificata.



Quanto poi alla prova della Pozzi, d’ora innanzi faticherò a pensare Medea con un volto diverso dal suo: superba nei cambi di registro vocale e espressivo, riece a rendere viva la duplice natura del personaggio, una donna spezzata: indescrivibili a parole i suoi primi tre monologhi di fronte alle donne di Corinto, in particolare nel terzo, quando si risolve all’assassinio dei figli e immagina di compiere l’azione colpendo ripetutamente il proprio petto con un immaginario pugnale stando in ginocchio al limite della ribalta. E ancora meravigliosa nel repentino volere e disvolere l’omicidio dei figli. Indimenticabile! A quando il dvd dello spettacolo?

venerdì 7 agosto 2009

ma proprio a Quarna Sotto dovevo andare...

... al Museo Etnografico e dello Strumento Musicale a Fiato, per ascoltare dal vivo Javier Girotto? Quasi un'ora e mezza di musica insieme all'Atem Sax Quartet (David Brutti, Matteo Villa, Davide Bartelucci, Massimo Valentini), tra ritmi di tango e jazz, la sua impronta inconfondibile. Girotto suona in piedi, salta, si agita, sembra spremere la musica dal suo sax soprano, suda, estrae la musica con fatica, la plasma davanti agli spettatori come se la (ri)creasse per la prima volta. E spiega la genesi di alcuni brani (Para la abuela Elisa, SUIX, La luna) e degli strani strumenti andini (quena e moxeno flute), pagati con un'arcaica libagline alla Terra, secondo la richiesta di chi li aveva fabbricati. Gran bel concerto!

mercoledì 5 agosto 2009

"raccontava tante storie, ma..."

L'impressione di falsità assoluta è troppo forte e fastidiosa, impedisce di applaudire, irrita: in Racconti di giugno (visto stasera al Chiostro di San Martino) Pippo Delbono svelerebbe masochisticamente se stesso ("omosessuale, sieropositivo e buddista"), ma lo fa in un modo del tutto cinico e (auto)celbrativamente grottesco, da trasmettere per contrasto l'assoluta falsità di quanto (si) mette in scena. Premesso: non so nulla della sua storia personale, né della sua vita privata (non che la cosa mi interessi particolarmente, sia chiaro). Se quanto racconta (in maniera nebulosa e meccanicistica è vero, qual è il messaggio? Boh. Ma tutto sembra troppo finto. Non si può fingere di citare l'Enrico IV di Pirandello recitando un brano inventato: meglio, se si fa così non posso che mettere in dubbio la veridicità di tutto quanto sto ascoltando. O lo stesso per la pseudoricreazione alla maniera di Sarah Kane. La falsificazione della parola (e della memoria poetica), la contaminazione-ricerazione di citazioni e spettacoli già performati (in uno spettacolo-contenitore-pastiche indigeribile) non fa altro che gettare un'ombra di falsità sull'intera narrazione. Sia pure vera, ma non convince: su un palcoscenico la realtà 'quotidiana' non esiste, il racconto la trasforma e la deforma: questo spettacolo manca di credibilità. Quanto alla bravura recitativa, poi, ho molti dubbi: ho sentito Delbono leggere anni fa al Museo della memoria con la stessa intonazione e monotona modulazione di voce di tutte le cose lette stasera.

giovedì 30 luglio 2009

storie di migranti

Molto emozionante e intenso lo spettacolo Italiani cìncali di Nicola Bonazzi e Mario Perrotta, monologato da quest'ultimo, visto ieri nel parco antistante al Museo della memoria. Teatro civile, sulla scia di Paolini e Celestini, per raccontare un passato italiano remoto e attuale, l'emigrazione di Stato organizzata nel secondo dopoguerra verso altri Paesi europei, in particolare verso le miniere della 'Belgique', fino al ricordo della strage di Marcinelle dell’8 agosto del 1956. Alle vogi registrate che leggono la corrispondenza dei minatori si sovrappone Perrotta, ora come narratore, ora nei panni del postino che a suo tempo in un bar di un paesino del Salento gli ha narrato la storia per la prima volta. Tra parentesi più leggere come il ricordo della mansione di consolatore di vedove svolta dal postino, lo spettacolo rievoca anche il razzismo che colpì gli emigranti, e che ora si riflette sui migranti di oggi ("chi è stato schiavo, una volta libero, vorrà schiavizzare a sua volta", come rispose un ragazzo tunisino-italiano all'attore).

mercoledì 29 luglio 2009

lettura d'autore

Intensa, avvincente ed emozionante la lettura di Sandro Lombardi nel Chiostro di S. Martino: non del tutto convincente l'inizio del leopardiano Canto notturno di un pastore errante (colpa forse degli aerei?), ma applausi per Lettera al padre di Kafka e Cavallina storna di Pascoli, lette/recitate con una sapiente pluralità di toni e registri. Chapeau.