Dopo alcuni manoscritti, un radicale cambio di prospettiva alla mostra Monet. Il tempo delle ninfee in corso a Palazzo Reale a Milano. Non molto grande, con alcuni quadri molto interessanti (un paio da urlo), giusti i confronti con l'arte giapponese di metà Ottocento, ben conosciuta e amata dal pittore. L'unica pecca è la mancata collocazione in ordine cronologico, che non permette un'immediata comprensione dell'evoluzione pittorica e poetica dell'artista, che passa da una maggiore adesione ad una realtà fenomenica più riconoscibile (come nell'immagine qui a fianco) per approdare ad un colorato astrattismo di ricerca, dove il soggetto (il famoso ponte, ad esempio) diviene puro pretesto per la sperimentazione cromatica. Pessimo il bookshop e scarse le didascalie (niente a che vedere con l'ottima mostra di Morandi a Bologna).
venerdì 5 giugno 2009
di ninfee, ponti, glicini ed altro
Dopo alcuni manoscritti, un radicale cambio di prospettiva alla mostra Monet. Il tempo delle ninfee in corso a Palazzo Reale a Milano. Non molto grande, con alcuni quadri molto interessanti (un paio da urlo), giusti i confronti con l'arte giapponese di metà Ottocento, ben conosciuta e amata dal pittore. L'unica pecca è la mancata collocazione in ordine cronologico, che non permette un'immediata comprensione dell'evoluzione pittorica e poetica dell'artista, che passa da una maggiore adesione ad una realtà fenomenica più riconoscibile (come nell'immagine qui a fianco) per approdare ad un colorato astrattismo di ricerca, dove il soggetto (il famoso ponte, ad esempio) diviene puro pretesto per la sperimentazione cromatica. Pessimo il bookshop e scarse le didascalie (niente a che vedere con l'ottima mostra di Morandi a Bologna).
martedì 2 giugno 2009
ancora su Bellocchio
Per pura coincidenza, venerdì scorso al Lumière si proiettava I pugni in tasca (Italia 1965), che avevo visto anni fa quando ero (cinematograficamente parlando) ancora troppo giovane. Ciò nonostante, mi sono trovato a pormi durante la visione la stessa domanda di allora: cosa sta cercando di dire il regista raccontando questa storia? E, come allora, la risposta è la stessa: non capisco, non riesco a capire. Restano i soliti problemi di comprensione tra me e Bellocchio: al di là della crudeltà insita nella famiglia borghese e nella malattia (reale e metaforica) che la appesta, mi sembra un film algido e chiuso, che non comunica emozioni (se non smarrimento e impotenza di fronte alle immagini). La domanda vera, forse, è: a cosa mira tutta questa violenza familiare? Da dove ha origine? A questo non trovo risposte.
E allora non avevo notato la più evidente bellocchiata: dopo che Lou Castel, il fratello peggiore, va con la prostituta, entra in una chiesa, si fa il segno della croce e dice "così sia" gridando mentre esce di scena (sequenza di 10 secondi): perché?
E allora non avevo notato la più evidente bellocchiata: dopo che Lou Castel, il fratello peggiore, va con la prostituta, entra in una chiesa, si fa il segno della croce e dice "così sia" gridando mentre esce di scena (sequenza di 10 secondi): perché?
venerdì 29 maggio 2009
forgetting
Tra gli altri momenti da ricordare del film di Bellocchio c'è anche la prima volta che il giovane Mussolini e Ida Dalser vanno a letto insieme, con lui luciferino con gli occhi sempre aperti che brillano nel buio (una notevole rappresentazione della sua volontà di potenza) e la sovrapposizione calibrata di filmati dell'Istituto luce con fiction.
La storia di una passione amorosa unidirezionale, violenta e feroce; la Storia resta sullo sfondo.
La storia di una passione amorosa unidirezionale, violenta e feroce; la Storia resta sullo sfondo.
giovedì 28 maggio 2009
è un problema di sintonia
Io con Bellocchio ho qualche problema di comprensione, lo so bene e da anni: non riesco a digerire le sue bellocchiate, quei momenti di ogni suo film, quelle scene, sequenze, battute o situazioni enigmatiche (e provocatorie? alla maniera surrealista?). Non che manchino in altri registi - il gatto ne Il Divo di Sorrentino, per capirci - eppure in Bellocchio non le digerisco. E in Vincere (Italia-Francia 2009) questi momenti ci sono (la processione dei bambini ciechi seguita da un prete ed una suora, che suscitano ripulsa e stimolo sessuale nel giovane Benito, la fuga di una malata di mente, la nevicata iperrealista che accompagna la presunta fuga dal manicomio di Ida - situazione che ricalca il brutto finale di Buongiorno, notte). E anche citazioni evidenti di Vivre sa vie di Godard (con Il monello di Chaplin al posto di Dreyer - mi ha infastidito ma è ben fatto e armonizzato, ci ho ripensato e hai ragione).
Ciò nonostante, è un buon film (altri suoi film li ho davvero odiati, su tutti Il regista di matrimoni), ben recitato (molto brava la Mezzogiorno), con ottime musiche ed alcuni momenti emozionanti: penso in particolare alle sequenze nel cinema (soprattutto con la rissa durante il cinegiornale).
- "Ma come facevano a non ridere allora di fronte a certa retorica e a certi atteggiamenti?" - "E oggi è tanto diverso? Mi auguro che i nostri figli possano riderci sopra..."
Ciò nonostante, è un buon film (altri suoi film li ho davvero odiati, su tutti Il regista di matrimoni), ben recitato (molto brava la Mezzogiorno), con ottime musiche ed alcuni momenti emozionanti: penso in particolare alle sequenze nel cinema (soprattutto con la rissa durante il cinegiornale).
- "Ma come facevano a non ridere allora di fronte a certa retorica e a certi atteggiamenti?" - "E oggi è tanto diverso? Mi auguro che i nostri figli possano riderci sopra..."
domenica 24 maggio 2009
Tango... donna
Ieri serata 'diesel' di tango all’Oratorio di San Filippo Neri con il terzetto formato da Juan Carlos “Flaco” Biondini, Daniel Pacitti, Massimiliano Turone (chitarra, bandoneon e contrabbasso), la cantante Stefania Rava, i ballerini Luca Donato, Patricio Lolli, Veronica Lorenzoni, Carlotta Santandrea: partita in sordina si è rivelata una piacevolissima sorpresa, per le introduzioni ai tanghi ed alcuni arrangiamenti eccellenti, tra cui Nocturno, El choclo e una travolgente Milonga sentimental (con un'inatteso ed azzeccato rallentamento). Resta una gran voglia di bailar...
sabato 23 maggio 2009
baf
Poco da dire per Edipo scritto e diretto da Nanni Garella (ispirato a - o meglio ricalcato su - quello di Pier Paolo Pasolini) visto all'Arena del Sole: se non è ben comprensibile la scelta del plurilinguismo popolareggiante (iperpasolinismo?), da ricordare solo la scena che occupa tutta la platea coperta di rena (ma non è certo una novità: già visto a Ferrara con l'Odissea di Ronconi) e le buone prove di Tiresia e di Giocasta (che non so identificare nominalmente).
Pinter, part two
Rispetto a sabato scorso, tutt'altra levatura stilistica, attoriale e registica il dittico Paesaggio e L'amante messi in scena da Marinella Manicardi al teatro delle Moline. Al di là della bravura dei due interpreti, Marinella Manicardi e Maurizio Cardillo (cammeo ne L'amante per Cristiano Falaschi), i due atti unici sono stati resi con grande intensità e ricchezza di sfumature.
Più criptico Paesaggio, un doppio monologo asincrono con marito e moglie presenti contemporaneamente in scena, ma assenti l'uno per l'altra (e molto emozionante è il marito che urla contro la sedia vuota, prima occupata dalla moglie). Voglio ricordare i movimenti delle mani della Manicardi sulla gonna, il suo ritrarre la mano quando lui cerca di toccarla (comprensibile che ciò non possa accadere se si pensa alla presenza-assenza) ed il suo rievocare la gita sulla macchina dell'altro uomo, con lo sguardo rivolto lontano oltre la scenografia.
L'amante, invece, è esilarante (con un picco sulla scena dell'orgasmo di lei, che simula una corrida e poi una danza di flamenco - tra l'altro, l'idea della corrida anticipa la successiva delirante riflessione del "toro con le mammelle"...). Ma non solo: il rapporto di coppia è rappresentato in modo non banale e ogni gesto è preparato con cura (il termine di paragone resta lo spttacolo di sabato scorso), in modo che i dettagli assumono tutto il loro valore: la teiera, il futon rosso, l'ambiguità del marito-amante, l'intrusione (tipicamente pinteriane) del lattaio... Mi piace ricordare anche la Manicardi che, in veste di amante pomeridiana senza occhiali, strizza gli occhi per distinguere ciò che il marito-amante voglia fare, e il liberatorio (?) "adorabile puttana" finale.
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