Tra gli altri momenti da ricordare del film di Bellocchio c'è anche la prima volta che il giovane Mussolini e Ida Dalser vanno a letto insieme, con lui luciferino con gli occhi sempre aperti che brillano nel buio (una notevole rappresentazione della sua volontà di potenza) e la sovrapposizione calibrata di filmati dell'Istituto luce con fiction.
La storia di una passione amorosa unidirezionale, violenta e feroce; la Storia resta sullo sfondo.
venerdì 29 maggio 2009
giovedì 28 maggio 2009
è un problema di sintonia
Io con Bellocchio ho qualche problema di comprensione, lo so bene e da anni: non riesco a digerire le sue bellocchiate, quei momenti di ogni suo film, quelle scene, sequenze, battute o situazioni enigmatiche (e provocatorie? alla maniera surrealista?). Non che manchino in altri registi - il gatto ne Il Divo di Sorrentino, per capirci - eppure in Bellocchio non le digerisco. E in Vincere (Italia-Francia 2009) questi momenti ci sono (la processione dei bambini ciechi seguita da un prete ed una suora, che suscitano ripulsa e stimolo sessuale nel giovane Benito, la fuga di una malata di mente, la nevicata iperrealista che accompagna la presunta fuga dal manicomio di Ida - situazione che ricalca il brutto finale di Buongiorno, notte). E anche citazioni evidenti di Vivre sa vie di Godard (con Il monello di Chaplin al posto di Dreyer - mi ha infastidito ma è ben fatto e armonizzato, ci ho ripensato e hai ragione).
Ciò nonostante, è un buon film (altri suoi film li ho davvero odiati, su tutti Il regista di matrimoni), ben recitato (molto brava la Mezzogiorno), con ottime musiche ed alcuni momenti emozionanti: penso in particolare alle sequenze nel cinema (soprattutto con la rissa durante il cinegiornale).
- "Ma come facevano a non ridere allora di fronte a certa retorica e a certi atteggiamenti?" - "E oggi è tanto diverso? Mi auguro che i nostri figli possano riderci sopra..."
Ciò nonostante, è un buon film (altri suoi film li ho davvero odiati, su tutti Il regista di matrimoni), ben recitato (molto brava la Mezzogiorno), con ottime musiche ed alcuni momenti emozionanti: penso in particolare alle sequenze nel cinema (soprattutto con la rissa durante il cinegiornale).
- "Ma come facevano a non ridere allora di fronte a certa retorica e a certi atteggiamenti?" - "E oggi è tanto diverso? Mi auguro che i nostri figli possano riderci sopra..."
domenica 24 maggio 2009
Tango... donna
Ieri serata 'diesel' di tango all’Oratorio di San Filippo Neri con il terzetto formato da Juan Carlos “Flaco” Biondini, Daniel Pacitti, Massimiliano Turone (chitarra, bandoneon e contrabbasso), la cantante Stefania Rava, i ballerini Luca Donato, Patricio Lolli, Veronica Lorenzoni, Carlotta Santandrea: partita in sordina si è rivelata una piacevolissima sorpresa, per le introduzioni ai tanghi ed alcuni arrangiamenti eccellenti, tra cui Nocturno, El choclo e una travolgente Milonga sentimental (con un'inatteso ed azzeccato rallentamento). Resta una gran voglia di bailar...
sabato 23 maggio 2009
baf
Poco da dire per Edipo scritto e diretto da Nanni Garella (ispirato a - o meglio ricalcato su - quello di Pier Paolo Pasolini) visto all'Arena del Sole: se non è ben comprensibile la scelta del plurilinguismo popolareggiante (iperpasolinismo?), da ricordare solo la scena che occupa tutta la platea coperta di rena (ma non è certo una novità: già visto a Ferrara con l'Odissea di Ronconi) e le buone prove di Tiresia e di Giocasta (che non so identificare nominalmente).
Pinter, part two
Rispetto a sabato scorso, tutt'altra levatura stilistica, attoriale e registica il dittico Paesaggio e L'amante messi in scena da Marinella Manicardi al teatro delle Moline. Al di là della bravura dei due interpreti, Marinella Manicardi e Maurizio Cardillo (cammeo ne L'amante per Cristiano Falaschi), i due atti unici sono stati resi con grande intensità e ricchezza di sfumature.
Più criptico Paesaggio, un doppio monologo asincrono con marito e moglie presenti contemporaneamente in scena, ma assenti l'uno per l'altra (e molto emozionante è il marito che urla contro la sedia vuota, prima occupata dalla moglie). Voglio ricordare i movimenti delle mani della Manicardi sulla gonna, il suo ritrarre la mano quando lui cerca di toccarla (comprensibile che ciò non possa accadere se si pensa alla presenza-assenza) ed il suo rievocare la gita sulla macchina dell'altro uomo, con lo sguardo rivolto lontano oltre la scenografia.
L'amante, invece, è esilarante (con un picco sulla scena dell'orgasmo di lei, che simula una corrida e poi una danza di flamenco - tra l'altro, l'idea della corrida anticipa la successiva delirante riflessione del "toro con le mammelle"...). Ma non solo: il rapporto di coppia è rappresentato in modo non banale e ogni gesto è preparato con cura (il termine di paragone resta lo spttacolo di sabato scorso), in modo che i dettagli assumono tutto il loro valore: la teiera, il futon rosso, l'ambiguità del marito-amante, l'intrusione (tipicamente pinteriane) del lattaio... Mi piace ricordare anche la Manicardi che, in veste di amante pomeridiana senza occhiali, strizza gli occhi per distinguere ciò che il marito-amante voglia fare, e il liberatorio (?) "adorabile puttana" finale.
domenica 17 maggio 2009
Pinter, part one

Nell'ambito del Festival della psicologia, poco fa a Palazzo Re Enzo abbiamo assistito allo spettacolo L'amante di Pinter, interpretato e diretto da Marina Brancaccio e Maurizio Corrado.
Non conoscevo il testo - graffiante, caustico e divertente ("inconfondibile lo stile", mi sussurri) - ed è una bella scoperta (in attesa dello spettacolo alle Moline). Bella la scenografia, un ovale bianco che incornicia il salotto borghese; più convincente la prova di Corrado, meno quella della Brancaccio, un po' monocorde (talvolta squittisce). Il pubblico invece... adeguato all'ambientazione!
sabato 16 maggio 2009
sarò troppo aristotelico, ma...
... l'ultimo film di Ermanno Olmi, Terra madre (Italia 2009), manca di organicità: un'idea forte che sostenga il documentario c'è, e di grande rilevanza mondiale - uno sviluppo sostenibile, un nuovo Rinascimento, dice Vandana Shiva - ma la narrazione è troppo slegata (arena sine calce, e qui non è certo un complimento). Contrastante è l'utopistico finale, da fiaba da mulino bianco, alla Antonioni (penso all'Eclisse) con un differente intento poetico, che stride con la concreta urgenza di quanto le immagini raccontano nella prima parte. Insomma, troppo facile cavarsela con una spalmata di poesia georgica.
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