giovedì 31 dicembre 2009

voto: 1 palla

Molto deludente Welcome di Philippe Lioret (Francia 2009): un polpettone sentimentale sul dramma dell'emigrazione, troppo costruito e rimpinzato di eventi drammatici al solo fine di commuovere lo spettatore, senza alcuna profondità (il campo profughi autoorganizzato di Calais sembra preso da un film hollywoodiano).
(E il doppiaggio è orrendo.) In confronto a Winterbottom (Cose di questo mondo) o a Nulle part terre promise di Emmanuel Finkiel visto nel 2008 a Locarno è molto deludente: da dimenticare in fretta.

sabato 26 dicembre 2009

tre

In ordine cronologico: mercoledì all'Europa cinema (finalmente) Dieci inverni (di Valerio Mieli, Italia-Russia 2009): 10 frammenti di una storia d'amore in dieci anni, uno per ogni inverno. Film piccolo, ben girato e fotografato (un bel grigio Venezia), un racconto che appassiona e in certi momenti commuove. Alcune citazioni sparse - all'inizio sulla spiaggia la separazione dei protagonisti Camilla (Isabella Ragonese) e Silvestro (Michele Riondino) ricorda il finale de La dolce vita - e con il cammeo di Capossela (peccato per il vistoso asincrono del suono non in presa diretta e del playback di Moskavalza). Un'amore talvolta al limite dell'amicizia e dell'odio, che impiega dieci anni a riconoscersi, e che verso il finale sembra dover finire come in Une liason pornographique, quando i due si trovano all'alba nello stesso campo a Venezia senza incrociarsi. Frammenti di nottate e di feste di fuorisede universitari, di una festa di laurea in maschera (disastrosa), intrecci con altre storie d'amore russe e 'sbagliate', di barche in laguna, di una casa e di più case, di incontri in vaporetto (con un albero di cachi, portato da Silvestro e dimenticato, che attecchisce e cresce nel giardino della casa di Camilla e che si vede anche nel finale). Una storia piccola ma bella.

Vigilia di Natale con un grande classico, La sposa cadavere di Tim Burton, sempre bello con le sue musiche e animazioni magnifiche, con le sue antitesi (anche coloristiche) tra degno dei vivi e dei morti, con le farfalle ad aprire e chiudere il film.

Ieri sera, invece, dvd de Il milione, spettacolo di Marco Paolini (con il significativo contributo di Mario Brunello al violoncello), tutto dedicato a Venezia (per stare in tema), alla ricerca di una fuga che si risolve nel comprendere il vicino, la meraviglia di Venezia e del suo delicato equilibrio (anche architettonico), o meglio microcosmo, minacciato dal turismo di massa mordi e fuggi.

E qui un video tratto dallo spettacolo del 1998 all'Arsenale di Venezia (rgazie youtube!):

domenica 20 dicembre 2009

il bellissimo, il bello e l'insignificante

Questo è l'ordine cronologico e di valutazione di ciò che ho visto da giovedì a oggi. Giovedì al Lumière la seconda puntata di Visconti, a distanza di pochi giorni, con Gruppo di famiglia in un interno: girato nel 1974, sorprende per l'assoluta modernità (sembra girato oggi) e per la profondità dell'analisi sociologica. Una galleria di orrori umani, a partire dal vecchio professore misantropo chiuso nelle sue buie stanze di intellettuale (di sinistra) polveroso e indifferente al mondo e alle sue lotte e miserie, incapace di confrontarsi con la realtà e con dei vicini (che gli si impongono) invadenti e invasori; la Mangano impersona una donna dell'altissima borghesia postfascista, grezza, gretta, cafona, sboccata e volgarissima nei modi e nei comportamenti; suo figlio e sua figlia (la sua copia) sono incestuosi e intrallazzano con il mantenuto della madre, un ragazzo di vita compromesso con la malavita, che sconvolge la vita di tutti (come lo Straniero di Teorema). (Alla scena in questione, nel salotto del professore, si è probabilmente ispirato Bertolucci per The dreamers, dici giustamente.) Il film è tutto giocato su antitesi tra il professore e gli invasori, i barbari (lessicali, ambientali, vestiarie). Persino lo straniero, un mefistofelico Helmut Berger, è conformista nel suo ruolo di disgregatore e distruttore dell'ordine che lo circonda e lo nutre. Pura e grande arte!

Sabato sera, al Teatro Comunale (dopo una fitta nevicata): Hommage aux Ballets Russes, con Petruska di Igor Stravinskij (coreografia Michel Fokine) - meraviglioso nel suo gioco di colori e di movimenti durante una festa in piazza, animata anche dalle evoluzioni di tre fantocci animati - L’Après-midi d' un faune di Claude Debussy (coreografia Vaslav Nijinskij) - messinscena già vista a spezzoni, divertente la ricerca insistita della bidimensionalità, come se si trattasse di pittura vascolare - e Les noces di Igor Stravinskij (coreografia Bron) - grandioso nella coralità che anima i testimoni di nozze e i loro movimenti 'meccanici' - con la compagnia di ballo CCN - Ballet de Lorrain (direttore David Levi) e con l'Orchestra e Coro del Comunale. Una bella scoperta e una serata 'istruttiva', anzi una bella occasione di imparare qualcosa di nuovo. Mette curiosità di saperne di più.

Oggi pomeriggio al Duse Otello di Arturo Cirillo: spettacolo insignificante, poco condivisibili le scelte di regia, come la scelta delle maschere e del tono da commedia dell'arte nel primo atto (il fatto di essere a Venezia è una ragione insufficiente), gli insistiti accenti napoletani, la voce di Desdemona (per cui meriterebbe di essere strangolata alla sua prima apparizione in scena), Bianca che diventa una transessuale (del tutto gratuito e ingiustificato). Scena spoglia e luci fredde (passabili), musiche brutte. Noioso e poco incisivo, senza emozioni. Che delusione!

giovedì 17 dicembre 2009

minima moralia

borghesi suicidi

Nel 1969 Luchino Visconti rilegge in chiave marxista il consolidamento ed il radicamento del nazismo nel suo La caduta degli dei (visto martedì al Lumière in una copia molto bella): tutto ruota attorno alla famiglia alto-borghese degli Essenberg e della loro acciaieria, la cui importanza è rimarcata dalla Ringkomposition, con le immagini in altoforno che fanno da sfondo ai titoli di testa e che chiudono il film. La saga familiare ricorda molto da vicino l'impianto della tragedia classica, con echi dall'Orestea di Eschilo e dall'Edipo Re di Sofocle, sapientemente riletti e ricombinati. Le esplicite, illecite e realizzate pulsioni sessuali del giovane Essembeck, Martin (immagini fastidiossissime, tremende e indimenticabili, che solo la grande arte riesce a creare) sono le debolezze e deviazioni umane che, secondo la lettura viscontiana, il nazismo sfrutta e irregimenta per consolidare il proprio potere, meglio controllare la società ed abbattere la struttura borghese. Altrettanto indimenticabile è la lunga sequenza dell'orgia delle SA (tutta in tedesco senza sottotitoli, cosa che mi ha fatto perdere alcuni snodi), che non può non aver influenzato Pasolini per il suo Salò. In ogni caso, tutto il film risente della temperie di quegli anni, ma non risulta affatto invecchiato: affascina e avvince, anche grazie ad un'eccellente fotografia (che ricorda certe atmosfere di Fassbinder, specie nell'orgia) e ad inquieti movimenti di macchina, con pianisequenza e insistiti zoom sui primi piani in lunghe carrellate (come ad indagare clinicamente la sintomatologia e l'evolversi del contagio). Oltre alle sequenze sopra menzionate, vorrei ricordare il momento in cui il figlio accende la radio in casa dell'amante e, quando la stazione sintonizzata trasmette un discorso di Hitler, cambia frequenza per ascoltare della musica; e il finale altamente allegorico, con il matrimonio borghese tra Friedrich e Sophie (ormai folle dopo aver subito l'incesto di Martin, ormai convertito al nazismo) circondato da un corteggio di nazisti e prostitute e la cui luna di miele sarà il suicidio coatto con il veleno somministrato dal figlio di lei.

domenica 13 dicembre 2009

sotto un cielo color grigio domenica

Il momento giusto per riassumere il weekend quasi finito. Venerdì: Nemico Pubblico di Michael Mann (Public enemies, Usa 2009): certamente meglio di Collateral, film di genere ben fatto, ma nulla di eccezionale (e si dimentica in fretta). Interessante la preoccupazione (molto attuale) di Dillinger per le public relations, per passare come eroe popolare che rapina solo i ricchi. Poco approfondita la sua storia d'amore e perciò drammaturgicamente non del tutto giustificata, anche se risulta coerente con la filosofia di vita del protagonista, tutta orientata sul qui e ora, sul presente a tutti i costi.

Sabato: all'Arena del Sole Cyrano di Bergerac (regia di Daniele Abbado), con un immenso Massimo Popolizio, capace di rendere tutte le diverse anime del suo personaggio. Bella messa in scena, molto ritmata e dall'incalzante tempistica nella prima parte, con alcune soluzioni ben riuscite (il dialogo nell'ombra tra Cyrano e Rossana sopraelevata al centro della scena, il duello iniziale a suon di poesie, la diversione durante il matrimonio con i racconti su come salire sulla luna). E bravi anche tutti gli altri attori.

giovedì 10 dicembre 2009

un film da domenica pomeriggio

... anche se era un martedì di festa... molto piacevole l'ultimo film di Ken Loach, Looking for Eric (GB-Italia-Francia-Belgio 2009), un commedia drammatica ben raccontato e girata; bravi gli attori e geniale l'impiego di Eri Cantona nel ruolo di se stesso, come angelo custode del protagonista. Cantona diviene pura icona e oracolo, con il suo argomentare amfibolico per sentenze che possono essere interpretate in modi diversi a seconda dei contesti e delle situazioni, che però (o proprio per questo) aiutano il protagonista Eric a uscire dalla depressione ed a risolvere la propria intricata situazione familiare (ritrova la sua prima moglie e dopo 30 anni riesce a risolvere i nodi del loro rapporto, riesce ad aiutare i figli a crescere a a liberarsi dell'ingombrante presenza del bullo di quartiere). Su tutto però il calcio come sostegno alla vita, il tifo come momento indispensabile di socialità (e saranno proprio gli amici tifosi ad aiutare Eric nella finale "Operation Cantona").
E da ricordare il dialogo tra Eric e Cantona sul suo ricordo calcistico più bello: non un gol, ma un assist ad un compagno. Il tutto condito dalle immagini dei gol...