domenica 24 gennaio 2010

travolgenti emozioni e una delusione

Le travolgenti emozioni provengono dalla straordinaria performance del Balletto di Roma in Otello (coreografia Fabrizio Monteverde su musiche di Antonín Dvorák): se questa è la stagione di Otello, questo è il migliore in assoluto! Grande bravura di tutti i 14 ballerini, che interpretano la bella messa in scena trascinando il pubblico in un vortice di emozioni. Al di là dei singoli gesti tecnici che non saprei descrivere, quello che mi ha colpito di più è stato il sensualissimo ingresso in scena di Otello ed il seguente ballo a due con Desdemona: la loro danza è ripetuta più volte nel corso del balletto, sia da loro in modo sempre più violento e distruttivo. L'amplificazione dei gesti di un singolo o di una coppia è poi evidente nella scena del fazzoletto, dove tutte le coppie di ballerini anticipano e preannunciano il duetto di Iago ed Emilia. E da ricordare anche la scena (alla Fassbinder) dell'ubriacatura di Cassio, i costumi ed i giochi cromatici (rosso-nero).



La delusione è legata Pornobboy dei Babilonia Teatri: più che uno spettacolo teatrale una semplice performance (30 minuti di durata...) un po' povera di contenuti e un po' troppo facile nella costruzione, tanto da farmi davvero arrabbiare. Recitazione all'unisono dei tre attori come una lunga litania, in cui viene vomitato sul pubblico (come nel blob finale di schiuma) il vuoto della contemporaneità, specie le sue bassezze e volgarità (Cogne, il caso Eluana, il caso Veronica), con frequente uso del linguaggio del basso corporeo, coerente con il tema trattato e col voyeurismo televisivo. Niente di nuovo sotto il sole e per giunta senza alcuna convincente chiave di lettura. Deludente.

venerdì 22 gennaio 2010

tra due baci di morte

... o verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Non credo che Tom Ford conosca Pavese, ma il parallelo può essere avanzato per il suo A single man (Usa 2009). Il film comincia e finisce con il protagonista, interpretato da Colin Firth, che si agita sotto la superficie dell'oceano, in immagini e musiche che ricordano l'incipit di Hiroshima, mon amour, seguite dal bacio di uno dei due amanti all'altro morto o morente. Si tratta di un mèlo molto curato (tecnicamente e non solo nell'abbigliamento), ma anche molto freddo e con un sapore di pubblicità di troppo (comunque molto elegante). La drammatica storia di un amore omosessuale finito male per la tragica morte in un incidente stradale del compagno più giovane è tutta affidata alla memoria del protagonista (professore a Berkeley), che mescola il grigiore del presente con il suo colorato passato (e qui c'è un gran gioco di fotografia). Molto bella la cena di lui a casa dell'amica di sempre (e fidanzata mancata) interpretata da Julianne Moore (eccellente anche il colloquio al telefono mentre lei si sta truccando un occhio), e anche il risveglio iniziale del protagonista, che lentamente e svogliatamente inizia la giornata. Però...

martedì 19 gennaio 2010

cucina leggera tutta da ridere

Film disimpeganto da weekend l'ultimo di Fatih Hakin, Soul Kitchen (Germania 2009). Una commedia piacevole, divertente anche nella sua grossolanità e squilibri comici, qualche scena geniale (il lancio del coltello in cucina, la festa di chiusura allietata dalla radice afrodisiaca sparsa nel dolce, il medico turco), su tutto i titoli di coda, fatti a volantino pubblicitario contmporaneo, ma in stile pop art!

sabato 16 gennaio 2010

documentario di guerra

Piombo fuso di Stefano Savona (Italia 2009) proprio non mi è piaciuto. Non era tanto la stanchezza (era mercoledì scorso), ma l'idea stessa che governa le immagini e le scelte di regia: coraggiosa (in tutti i sensi) l'idea di girare in presa diretta le immagini nella striscia di Gaza bombardata, ma purtroppo sono immagini che sanno di reportage giornalistico, di tristissima cronaca di guerra, con il loro carico di violenza. Sono immagini che parlano del dramma del popolo palestinese tramite le loro voci e la devastazione della loro terra, ma non aggiungono nulla a quanto già si sappia. Il regista è troppo coinvolto nella vicenda, e chi non conosce bene i fatti non riesce a capire nulla. Meglio, capisce solo che i palestinesi hanno ragione e gli israeliani torto. (E l'inserzione di spezzoni di conferenze stampa di Olmert e della Livni - di cui non si indica neppure il nome - hanno il sapore ricercato del sarcasmo.) Sono immagini-pietre, armi nelle mani del regista. Non si tratta dunque di un documentario, ma di un pamphlet mal realizzato. E dispiace davvero dire che mi sono annoiato di fronte ad immagini tanto drammatiche, prive però di forza comunicativa e narrativa. Un'occasione sprecata.

lunedì 11 gennaio 2010

noir

Confesso che La fiamma del peccato (Double Indemnity, Usa 1944) di Billy Wilder visto sabato al Lumière non mi ha folgorato: stupendi i titoli di testa, con la silhouette con le stampelle che si avvicina allo spettatore, geniale il regolamento di conti finale, con Barbara Stanwyck che confessa di non aver sparato non per amore, ma per aver pensato a cosa le sarebbe successo poi. Un po' freddo nel complesso, ma c'è tutto il genere noir, quasi un'antologia per le atmosfere e il marciume umano.

giovedì 7 gennaio 2010

fantasia sfrenata

Ogni volta che vedo un film di Hayao Miyazaki torno bambino, mi stupisco di tutto e mi lascio incantare dalla fantasia che si fa immagine e sogno. La città incantata (Spirited away, Sen To Chihiro No Kamikakushi, Giappone 2001) è una fiaba meravigliosa, che ha luogo un un mondo parallelo di spiriti dove l'uomo è respinto o ridotto a scialbe ombre su un treno, come in Alice nel Paese delle Meraviglie. Qui la piccola Chihiro deve avventurarsi, crescere, mettersi al servizio della della strega Yubaba (tenutaria della casa-vacanze) soffrire, rinunciare al proprio nome, superare numerose prove per salvare i propri genitori trasformati in maiali a causa della loro ingordigia. Su tutto domina la capacità del regista di creare il mondo parallelo, con gli spiriti di tutte le fogge che fanno il loro ingresso come ad un ballo mascherato (e l'uomo senza volto fa venire in mente Eyes wide shut), alcuni soggetti quali il lampione che salta su una zampa, il topolino, lo spirito della sporcizia, che si rivelerà uno spirito di fiume solo sepolto dall'immondizia gettata dentro. E ta tematica ambientalista è uno dei tanti temi cari al regista che si ritrovano in questo film; altri sono il trasloco, gli affetti familiari problematici, il mondo coperto dalle acque, il viaggio. Ma la sequenza più emozionante è Yubaba che si cinge di un mantello trasformandosi in uccello per prendere il volo.

sabato 2 gennaio 2010

regali di capodanno

In forte astinenza da tango, ci si consola con un eccellente Ascanio Celestini di qualche anno fa: Scemo di guerra (in dvd). Con il suo stile inconfondibile, caratterizzato dalla formularità narrativa che ricorda la tecnica rapsodica dei poemi omerici, rievoca e ricrea il racconto del padre sugli eventi vissuti nel 1944 a Roma. Si tratta di una storia piccola, individuale, fatta di lotta quotidiana per sopravvivere (rischiando anche la vita per una cipolla), che merita di essere raccontata e trasmessa per non essere dimenticata. Ricorda molto da vicino, per trama, ambientazione e scenografia semplicissima (sedia e lampadina) un altro suo stupendo spettacolo: Radio clandestina. E c'è molta verità nell'ammettere che una storia, quando si comincia il racconto, è vera; più si procede e più si altera, introducendo varianti e personalizzazioni, finanche invenzioni, come la resurrezione, la mosca che parla e la liberazione di Roma da parte dell'Armata rossa. L'importante è appassionare e tramandare la memoria. Stupendo!




Il primo dell'anno, poi, gita sotto la pioggia a Ferrara per la mostra di Boldini a Palazzo dei Diamanti: davvero nienete male, specie le ultime due sale, con i ritratti femminili più famosi, come Donna in nero che guarda il "Pastello della signora Emiliana Concha de Ossa", Cléo de Mérode, Gertrude Elizabeth, Lady Colin Campbell e Ritratto di Madame Charles Max. Ma il pregio della mostra coniste anche nel far conoscere opere mionori, come le vedute en plein air, le influenze con gli impressionisti (Degas in particolare); più in generale, si nota la ricerca inesausta della pennellata precisa fin nei dettagli (i fiori di un mazzo, ad esempio) e della voluta incompiutezza di alcune parti di quadro, al fine di dare maggiore risalto ad un ritratto. Un pittore borghese e affarista, avvicinabile a quello svolto prima di lui da Rubens (con committenza differente).