Changeling
(di Clint Eastwood, con Angelina Jolie, John Malkovich, Jeffrey Donovan; Usa 2008, '140)
Il buon vecchio Clint si merita la sufficienza, ma solo perché è lui (fosse stato un altro, lo ammetto, il voto sarebbe diverso). Rispetto allo stile essenziale dei precedenti Mystic River e Million Dollar Baby il film è caratterizzato da uno stile troppo pieno e 'americano' (nel senso peggiore, cioè ridondante ed enfatico): gli esempi non mancano, a partire dal ralenti della cenere di sigaretta, passando per il colloquio in cella tra madre e assassino, "alle scene nell'ospedale psichiatrico". Ricorda un po' lo stile di Mezzanotte nel giardino del bene e nel male, anch'esso a mio avviso imperfetto. E non giova il mescolare troppi stili, come nella prima scena al ranch, dove si passa dal poliziesco, al western, al noir in un batter di ciglia. È un peccato, perché la storia è davvero degna di essere raccontata: il dolore di una madre e le umiliazioni e discriminazioni subite, la lotta titanica contro un potere corrotto, lo sfruttamento di un caso personale per scopi politici, la ricerca e l'esigenza di giustizia, la pena di morte. Da ricordare, in poche scene, la luce che taglia il volto della Jolie.
Addendum al post precedente: nella fretta mi sono dimenticato di aggiungere (a futura memoria) che la rievocazione della sorte di un vecchio cacciato da una farm e costretto a peregrinare con la famiglia al seguito mi ha rievocato Furore, sempre però in un mood più leggero. E il racconto iniziale della vita di fabbrica il grande Paolini degli Album.
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